Kunoichi: chi erano davvero le donne ninja e perché la storia le ha dimenticate

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Costume & Società

Maestre nel mimetismo e nella seduzione, le Kunoichi si muovevano con agilità nei contesti più protetti della società feudale giapponese: queste donne hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia e nella cultura pop

Ilaria Rosella Pagliaro

12 Giugno 2025

Nel Giappone feudale, tra guerre di clan, silenzi carichi di tensione e onore custodito come una spada affilata, esisteva un tipo di guerriera diversa da ogni altra. Si muoveva nell’ombra, silenziosa e invisibile, indossando kimono al posto dell’armatura e ventagli al posto delle lame a vista. Erano le Kunoichi, le donne ninja: spie, assassine, ma soprattutto maestre dell’inganno e della sopravvivenza.

Il termine “Kunoichi”, che può essere tradotto come “l’arte della donna”, indica la controparte femminile del ninja, ma ridurre il loro ruolo a una semplice versione femminile sarebbe un errore. Le Kunoichi sfruttavano la sottovalutazione sociale delle donne per ottenere vantaggi strategici: si infiltravano nelle dimore dei potenti fingendosi ancelle, cortigiane o intrattenitrici, e da lì raccoglievano informazioni riservate, seducevano

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