Mancava solo il governatore Vincenzo De Luca nella tragedia di Ischia. Puntuale, è arrivato sulla scena del disastro con tempismo eccezionale e armato di una delle sue frasi a effetto: «Non esiste l’abusivismo di necessità». Bene, bravo, bis. Peccato solo che non sempre l’abbia pensata così. Sicuro: quando di mezzo c’è Vicienzo O’ Sceriffo, più che il testo, conta il contesto. E più dell’elenco dei disastri conta il calendario. E se questo segna che è tempo di elezioni, il governatore vi si adegua con superba elasticità. Disse infatti tutt’altra cosa – correva l’anno 2015 e De Luca correva per la poltrona di governatore della Campania – in quel di San Cipriano d’Aversa, nel Casertano, paesone di camorra e di abusivismo edilizio. Siamo in territorio casalese e qui di piani regolatori neppure l’ombra.
De Luca bifronte
In compenso, spuntano case come funghi, per dire che anche qui – come a Casamicciola – il fenomeno è particolarmente diffuso. E sentito. Non stupisce perciò che l’allora candidato del Pd alla Regione decidesse di affrontare il toro per le corna, seppur da una prospettiva opposta a quella ostentata di fronte alla tragedia ischitana. Il De Luca “sanciprianese” pronunciò infatti parole molto diverse. Noi le abbiamo prese paro paro dal sito Giornalettismo in un servizio a firma Donato De Sena del 15 marzo del 2015.
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Quando invocava il «buonsenso»
Eccole: «Escludo dalla possibilità di sanatoria due categorie di abusivi: quelli che determinano problemi di pubblica incolumità e quelli che hanno recato un danno ambientale insostenibile. Ma tutto il resto dev’essere sanato. Stiamo parlando del 95% delle situazioni. Si fa un piano di zona come Comune, si regolarizzano le situazioni, il Comune ci guadagna perché si fa pagare la Bucalossi, le famiglie trovano serenità. Quando ho

