Un conto alla rovescia, adesso, col passare delle ore e dei minuti, sempre più frenetico. C’è fermento, e Frosinone è giallazzurra. Si respira la stessa aria del 2015, del 2018, del 2023. Manca un piccolo tassello, un piccolo passettino, un solo punticino, quello che può significare storia per la quarta volta.

Frosinone è completamente giallazzurra. S’è svegliata così e così s’addormenterà, forse. Perché se tutto andrà come deve andare, sarà festa fino a tarda notte. Alle 20.30 il fischio d’inizio: c’è quel Mantova allo Stirpe, lo stesso che settimana scorsa ha fatto saltar di gioia il settore ospiti a Castellammare, lo stesso che stasera come ogni speranza desidera farà semplicemente da contorno alla grande notte frusinate. Ultima giornata, un punticino per la gloria. Per lasciar dietro quel Monza, per vincere quel duello quasi western che ha appassionato il calcio di tutta la Penisola per tutta la primavera: stasera, in un modo o nell’altro, all’atto conclusivo.

Biglietti andati a ruba in pochi minuti, in settimana. Dalla città e dalla provincia. 16000 persone sugli spalti, tutto esaurito, come nelle grandissime occasioni, quelle storiche. Per chi è stato meno fortunato, per chi non ha trovato biglietto, l’Amministrazione ha disposto per la città quattro maxischermi: a Piazza Turriziani, nella piazza dello Scalo, ai Cavoni e a Madonna della Neve. Intanto lo Stirpe si sta sempre più popolando. Il pullman del Frosinone è arrivato, la banda Alvini supportata da bandiere e grossa spinta. Cancelli aperti dalle 16.30 e qualcuno già è iniziato ad entrate, soprattutto in Curva, per preparare striscioni e coreografie. Il popolo giallazzurro sospira nei piazzali della sua Cattedrale.

L’atmosfera è quella di trepida attesa. Qualche coro, sì, ma soprattutto sospensione. Quasi scaramantica. C’è un desiderio di rivalsa per riscattar quell’amarissima ed inattesa retrocessione di due anni fa, da vendicare; ecco perché la tifoseria non si sbilancia, proprio per esorcizzar vecchi fantasmi, di quando sembrava tutto semplice o tutto fatto e finì con doccia gelata. Il 2026 per ribaltare il 2024. Qualcuno, addirittura, sembra intimorito. Ecco perché nei bar più adiacenti allo stadio la frase più ripetuta è: “Non succede, ma se succede”..



