Stavolta non restiamo soltanto abbagliati e complici da chi arriva alla ribalta conservando umiltà, semplicità, valori del ragazzo a posto. Stavolta restiamo abbagliati dall’emozione, dalla purezza d’animo, dai gesti, dagli sguardi, dai sorrisi. Un ghepardo capace di entrar nella storia del calcio italiano con quattro rigori parati su cinque in una semifinale di Coppa Italia, un giovane portiere freddo e glaciale tra i pali, sì, tutto corretto e meravigliosamente senza errori, ma tutt’altra stoffa al fischio finale: quasi imbarazzato, timidissimo, sorridente, spontaneo, genuini. Nell’abbraccio coi compagni, le braccia al cielo ai sostenitori, le lacrime e la voce strozzata nelle interviste ai vari media.
Ecco chi è Edoardo Motta, il protagonista indiscusso in copertina delle ultime ore di calcio italiano. Sorride, grato alla vita, all’affetto, alla gente. Senza rendersi forse effettivamente ancora conto di quanto ha fatto per loro, per tutto il mondo esterno biancoceleste. Nato a Biella nel 2005 e cresciuto nel settore giovanile della Juventus, tra un prestito e l’altro la Vecchia Signora lo scaricò; evidentemente s’è pentita eccome, stanotte, dopo averlo scaricato come fosse uno come gli altri. Ma sacrifici e dedizione pagano, la testa fa la differenza.
Non s’è lasciato affliggere, è ripartito, tra Alessandria e Monza fino a Reggio Emilia. Dove avrebbe dovuto far il secondo pure in B, prima di scavalcare Bardi. E allora le attenzioni della Lazio, che piazza Mandas e se lo porta a casa per poco più di un milione. Doveva crescere alle spalle di Provedel, invece s’è ritrovato dentro, a difendere pali che anni fa nemmeno avrebbe potuto sognare. E quella scena, quella ribalta, se l’è presa. Strameritatamente. Con personalità e mentalità abbinate a qualità e talento, senz’altro, ma soprattutto coi suoi valori. Una storia a lieto fine, le storie che più ci piace raccontare.


