• 17 Aprile 2022
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Draghi a tutto campo: “Inutile parlare con Putin: la pace vale sacrifici, giusto mandare armi”

Draghi a tutto campo: “Inutile parlare con Putin: la pace vale sacrifici, giusto mandare armi”

Il Presidente del Consiglio Mario Draghi rilascia la sua prima intervista a un quotidiano da quando il 13 febbraio del 2021 arrivò alla guida del governo italiano. La guerra in Ucraina, la pandemia da coronavirus, le fibrillazioni nella maggioranza, il termine della legislatura: un bilancio, una dichiarazione d’intenti, una rassicurazione questa intervista con il direttore de Il Corriere della Sera Luciano Fontana. “Stiamo superando la pandemia; sul fronte internazionale, l’Italia è tornata a pesare come è giusto che sia: sosteniamo l’Ucraina, lavoriamo per la pace; sul piano economico usciamo da un anno in cui abbiamo avuto una crescita del prodotto interno lordo del 6,6%. C’è ora un rallentamento, dovuto alla guerra. Il compito del governo è quello di sostenere lavoratori e imprese e rendere l’Italia più moderna, vivibile, giusta”.
Centrale nella lunga intervista la guerra scatenata in Ucraina dalla Russia. Su Putin, il presidente russo che lo scorso 24 febbraio ha lanciato la sua “operazione speciale” di “demilitarizzazione” e “denazificazione”, Draghi non usa mezzi termini: dice che l’obiettivo del Cremlino è annientare la resistenza ucraina, occupare il Paese e affidarlo a un governo fantoccio.
Ho sperato fino all’ultimo che non lo facesse. Ci siamo telefonati con il presidente Putin prima dell’inizio della guerra: ci siamo lasciati con l’intesa che ci saremmo risentiti. Alcune settimane dopo però Putin ha lanciato l’offensiva. Ho provato fino alla fine a parlargli. Detto questo, l’invasione non mi ha sorpreso: quasi 200 mila uomini in pieno assetto da guerra erano stati portati al confine dell’Ucraina. C’erano inoltre i precedenti di quello che l’Unione Sovietica aveva fatto in Polonia, in Ungheria, in Cecoslovacchia”. Il premier ha assicurato che l’Italia resterà al fianco di Kiev. Ha definito la resistenza ucraina “eroica” e previsto una guerra lunga, una “violenza prolungata con distruzioni che continueranno”, ha garantito che l’Europa e la Nato non vogliono entrare direttamente in guerra.
Draghi ha descritto l’ultima telefonata con Putin: “’Quando vi vedete con Zelensky? Solo voi due potete sciogliere i nodi’. Mi ha risposto: ‘I tempi non sono maturi’. Ho insistito: ‘Decidete un cessate il fuoco’. Ancora ‘No: i tempi non sono maturi’. Dopo di che mi ha spiegato tutto sul pagamento del gas in rubli, che allora non era ancora stato introdotto. Ci siamo salutati con l’impegno di risentirci entro pochi giorni. Poi è arrivato l’orrore di Bucha. Comincio a pensare che abbiano ragione coloro che dicono: è inutile che gli parliate, si perde solo tempo”. Putin anche per il premier non si aspettava la compattezza dell’Occidente sulle sanzioni.
E sulla guerra, nel governo: “Questo non è il momento di rimproverarsi le simpatie e gli affari di un tempo. È il momento di stare tutti insieme” e “la decisione di inviare le armi è stata presa quasi all’unanimità in Parlamento”. Draghi è invece più cauto, per esempio rispetto al Presidente degli Stati Uniti Joe Biden, nel definire i massacri “genocidio” o “crimini di guerra” in quanto “hanno un significato giuridico preciso”. La proposta italiana di mettere un tetto al prezzo del gas russo “è un modo per rafforzare le sanzioni e al tempo stesso minimizzare i costi per noi che le imponiamo. Non vogliamo più dipendere dal gas russo, perché la dipendenza economica non deve diventare sudditanza politica”. Nessuna preoccupazione per l’inverno, eventuali misure di contenimento “sarebbero miti”, come “una riduzione di 1-2 gradi delle temperature del riscaldamento e di variazioni analoghe per i condizionatori”.
Sulla via d’uscita invece l’emergenza da covid-19, arrivati i primi 21 miliardi del Pnrr dopo che “nel 2021 abbiamo realizzato tutti gli obiettivi previsti dal Pnrr”, anche se “ci sono alcune riforme che dobbiamo ancora realizzare: concorrenza, codice degli appalti, fisco e giustizia. Sul codice degli appalti, che è in commissione, mi pare che la strada sia spianata”. Draghi è sicuro che il governo terrà sia sulla legge delega sul fisco che su quella sulla Giustizia.
Draghi ha intenzione di arrivare fino in fondo alla legislatura, non è stanco. “Il mio messaggio ai partiti è questo: non sentitevi in una gabbia, progettate il futuro con ottimismo e fiducia non con antagonismo e avversità. Guardate ai successi che avete ottenuto in una situazione molto difficile. Ci sono tutte le ragioni per essere fiduciosi. Lo stesso incoraggiamento rivolgo anche a tutti gli italiani”. Si dice più vicino alla gente, rispetto all’inizio, “ne ricavo gran conforto”.
Il momento più difficile? “L’inizio. La situazione alla fine di febbraio dello scorso anno era davvero preoccupante. Mi sosteneva la consapevolezza che se non fosse stato così non ci sarebbe stato di un governo di unità nazionale, guidato da un primo ministro esterno alla politica. Ma questo posto è per una persona scelta dagli italiani. Bisognerebbe che i presidenti del Consiglio fossero tutti eletti”.
Fonte: Il Riformista.it

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