• 7 Marzo 2022
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Digitale terrestre, che cosa cambia dall’8 marzo e cosa fare

Digitale terrestre, che cosa cambia dall’8 marzo e cosa fare

Con il passaggio alla codifica Mpeg4, si conclude la prima delle due fasi dello switch-off verso il Dvb-T2: come capire se il televisore ha bisogno di decoder o dev’essere cambiato.
Il percorso in due fasi verso il nuovo standard delle trasmissioni televisive, il Dvb-T2, vivrà l’8 marzo il compimento della prima transizione, iniziata a ottobre.
Da quel giorno, tutti i canali nazionali passeranno alla codifica Mpeg4 a risoluzione Full Hd, la più recente ma comunque diffusa da anni: chi non ha un televisore compatibile dovrà sostituirlo, o acquistare un decoder da pochi euro.

Chi deve preoccuparsi

Questo primo aggiornamento preoccupa davvero poche persone e riguarda pochi apparecchi: sono quelli più vecchi, i primissimi televisori Hd Ready con decoder integrato Sd. Gli altri, da Hd Ready in poi, sono a posto. Tempo fa qualcuno parlò di circa 10 milioni di tv coinvolte, arrivate probabilmente nel frattempo a fine vita. Insomma: chi già oggi vede i canali ad alta definizione non dovrà fare nulla ancora per parecchio tempo. Si tratta della stragrande maggioranza dei dispositivi in circolazione.
Gli altri, a grandi linee quelli acquistati prima del 2010, dovranno invece essere sostituiti o utilizzati, facendo passare il segnale dell’antenna attraverso un decoder. Anche se, a dirla tutta, i canali nazionali trasmessi con la vecchia codifica rimarranno disponibili in simulcast per tutto l’anno nella numerazione secondaria oggi riservata invece all’Hd: dalla posizione 501 in poi. Esempio: Rai 1 Hd, che al momento è collocato al 501, traslocherà alla posizione 1 (e viceversa).

Quando si concluderà lo switch-off

Il percorso dovrà concludersi il prossimo anno con il completamento del secondo passaggio, quando tutte le emittenti dovranno adottare un nuovo sistema di codifica denominato Hevc Main10, in grado di comprimere di più il segnale rispetto all’Mpeg4 senza comprometterne la qualità. Il Dvb-T2 libererà le frequenze della banda 700 MHz, come previsto dal decreto ministeriale dell’8 agosto 2018, a favore della telefonia 5G, che quattro anni fa se le è aggiudicate a caro prezzo (6.5 miliardi di euro).

Davvero migliorerà la qualità del segnale?

Come avevamo spiegato, la questione centrale è che al momento non è affatto detto che questo primo passaggio si risolva in un miglioramento della qualità del segnale: avendo di fatto rinviato senza scadenza il secondo switch-off (inizierà appunto nel 2023, ma non è fissata una data di transizione), il risultato di questo affollamento su quella porzione di spettro potrebbe risolversi per ora con un peggioramento della qualità: decine di canali nazionali trasmessi ancora col vecchio standard Dvb-T ma appunto con codifica Mpeg4. Finché il passaggio al nuovo digitale terrestre non sarà definitivamente completato, forse per la fine del 2023, i canali dovranno dunque stringersi, cioè ridurre la qualità di trasmissione per lasciare l’offerta così com’è.

Che cosa è meglio fare

L’8 marzo, o nei giorni immediatamente successivi, sarà utile eseguire una nuova sintonizzazione del televisore o del decoder, per avere certezza di poter ricevere correttamente le trasmissioni. Per le emittenti locali il calendario è differente e stabilito dal cosiddetto decreto Mise del 30 luglio 2021, a sua volta un aggiornamento della road map di giugno 2019.
In questa fase, i canali 100 e 200, creati per testare lo switch-off (ma quello del 2023), non servono a nulla: per il momento, l’unica verifica da fare è quella sui canali Hd, se possibile utilizzando come riferimento La7 Hd, trasmessa dallo stesso multiplex e dunque nella stessa frequenza della rete in codifica standard.
Infine, rimane possibile richiedere uno dei due bonus tv in vigore: quello da 30 euro per acquistare un decoder o una nuova tv, per le famiglie con Isee fino a 20mila euro; quello per la rottamazione di un apparecchio precedente al 22 dicembre 2018, che dà diritto al 20% di sconto sull’acquisto del nuovo (sino a un massimo di 100 euro).
Fonte: Italian.tech

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