“Le persone, prima di tutto. Il resto sono chiacchiere”, scriveva Michela Murgia in uno dei suoi ultimi post. D’altronde si sa, la sua famiglia queer fondata sulla libertà era ed è la prova provata che i legami più forti sono quelli che ci si sceglie, non quelli in cui si nasce. Murgia torna con un libro, Dare la vita, che esce domani 9 gennaio
“Dare la vita” non è senso esclusivo dell’atto di chi diventa madre. “Dare la vita” non è proprietà intellettuale di donna che genera. Di madre. E neppure di padre. Non è concetto riservato a pochi e nemmeno il più comune dei luoghi comuni.
Se è vero che i nostri nonni ripetevano (quasi) sempre “i figli sono di chi li cresce”, non si è capito l’esatto momento in cui il più o meno medesimo pensiero, ampliato a suon di amore e di intrecci di empatia, quando l’ha espresso Michela Murgia ha fatto scandalizzare l’Italia benpensante.
Eppure lei, Michela Murgia, morta fisicamente in agosto scorso, ma mai nei suoi ideali e nei suoi scritti,
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