• 28 Dicembre 2021
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Dal Green Pass alle vaccinazioni pediatriche: i dati scientifici che impongono strategie diverse

Dal Green Pass alle vaccinazioni pediatriche: i dati scientifici che impongono strategie diverse

Dopo quasi 2 anni dall’inizio della pandemia è ormai sotto gli occhi di tutti come le misure draconiane intraprese finora siano ben lungi dall’aver ottenuto il risultato sperato, cioè la fine dell’emergenza sanitaria.
I contagi sono anche questo inverno in crescita, di nuovo si stanno imponendo restrizioni sempre più gravose su una popolazione già allo stremo, e la soluzione del Gp, e tanto più del cosiddetto “super Gp”, a parte aver acuito le frizioni sociali e le difficoltà del mondo di lavoro, non sembrano avere influito sull’andamento della malattia a livello di popolazione.
In questo contesto si è tenuta, il 22 dicembre, a Milano, la Conferenza stampa dal titolo Dal Green Pass alle vaccinazioni pediatriche: i dati scientifici che impongono strategie diverse a cura della Commissione Medico-Scientifica indipendente (CMSi) formata dai Prof. Marco Cosentino (medico, Ordinario di Farmacologia all’Università dell’Insubria di Varese), Vanni Frajese (medico, Endocrinologo, Professore Associato all’Università di Roma Foro Italico), e dai Dott. Alberto Donzelli (medico, già dirigente di Sanità Pubblica, Presidente Fondazione Allineare Sanità e Salute), Patrizia Gentilini (medico oncologo ed ematologo) ed Eugenio Serravalle (pediatra e presidente dell’Associazione Studi Scientifici e Informazioni sulla Salute).
I paradigmi su cui si fondano le attuali strategie vaccinali (in pratica uniche opzioni su cui finora si sono basate le politiche sanitarie sulla Covid-19) sono pervasi da anomalie sempre maggiori, che ne minano la credibilità. Basti considerare, a titolo di esempio, la contraddizione tra la mortalità da Covid-19, ridotta dalle vaccinazioni, e l’anomalo aumento di mortalità totale nel 2021 in troppe classi di età. O la rapida perdita d’efficacia dei vaccini nel proteggere dall’infezione, associata nel tempo a crescente suscettibilità all’infezione nei vaccinati.
Sulla base dell’osservazione dei dati finora disponibili e data l’accelerazione con cui si stanno tuttora susseguendo decisioni ad altissimo impatto sanitario (e sociale) in assenza di un reale dibattito sui loro fondamenti scientifici, la CMSi ha chiesto al Ministro della Salute e al Comitato Tecnico Scientifico di attivare con urgenza un Tavolo di confronto scientifico che possa affrontare con priorità i seguenti temi:
1) Andamenti della mortalità totale 2021 vs 2020 e precedenti (EuroMoMo, Eurostat, Istat). Mortalità totale nei RCT con vaccini a mRNA. Implicazioni.
2) Vaccini anti-Sars-CoV-2 e (labile) prevenzione dell’infezione. Implicazioni
3) Bilancio danni/benefici della vaccinazione in età pediatrica
4) Bambini e adulti non vaccinati (vs vaccinati) e rischi relativi di infezione per la comunità (perché non sono particolari serbatoi/fabbriche di varianti)
5) Sorveglianza attiva vs sorveglianza passiva, che sottostima in misura enorme le reazioni avverse. Implicazioni.
[6) Garanzie rispetto alla trasmissione di tamponi antigenici vs vaccinazioni (2 dosi)]
Fino ad ora a questa richiesta non è stato dato alcun seguito da parte delle autorità sanitarie istituzionali.
Anomalo aumento della mortalità totale nel 2021
Se da una parte la vaccinazione universale ha ridotto la mortalità da Covid-19, la mortalità totale (cioè per qualunque causa) nel 2021 mostra un aumento fino a ottobre rispetto al 2020 e ancor più rispetto al quinquennio precedente, in diverse classi di età. Nel valutare l’opportunità di una decisione sanitaria o l’efficacia di un trattamento, è fondamentale fare riferimento anche alla mortalità totale, poiché si tratta di un parametro molto meno soggetto a errori di codifica e a manipolazioni rispetto a una mortalità causa-specifica (per esempio per Covid-19), e consente di rilevare l’utilità di una determinata strategia nel prevenire l’evento che più di tutti cerchiamo di evitare, cioè il decesso, qualunque ne sia il motivo.
Le analisi compiute sono state effettuate avvalendosi dei dati di EuroMoMo, network europeo di sorveglianza, che pubblica un bollettino settimanale sulla mortalità in 32 paesi Europei compreso Israele (https://www.euromomo.eu). I dati da Gennaio ad Ottobre evidenziano, nella classe 15-74 anni, che la mortalità totale del 2021 è maggiore di quella del 2020 e questo aumento è evidente dalla 20esima settimana nella classe di età 15-44 anni. Capire cosa stia succedendo di diverso rispetto agli altri anni è fondamentale per assumere subito adeguate contromisure o correzioni.
Un ricercatore della Columbia University e uno scienziato israeliano indipendente hanno studiato i dati di EuroMoMo, trovando corrispondenze tra gli aumenti settimanali totali di percentuali di vaccinazioni e i dati settimanali di mortalità totale per sei classi di età per le prime 42 settimane del 2021 (Pantazatos S, Seligmann H, 2021).
In Italia (dati ISTAT al 30 settembre 2021 per 7.903 comuni) nella fascia 15-39 anni, pur in presenza di una decennale decrescita, la mortalità del 2021 eccede quella del 2020. Nella classe 30-39 anni l’eccesso inizia a partire da aprile/maggio 2021 e persiste fino a settembre. “Un’associazione con le campagne vaccinali non significa che vi sia relazione causale – commenta il dott. Alberto Donzelli– però è tra le ipotesi da andare a controllare, e quindi vogliamo discuterne e vogliamo un confronto scientifico anche su questi aspetti”.
Andamenti della mortalità totale non coerenti con la mortalità da Covid-19 erano già stati riscontrati in studi clinici controllati randomizzati che hanno condotto alla autorizzazione al commercio di questi vaccini: nella sintesi dello studio clinico di Pfizer che ha portato all’autorizzazione di Comirnaty,  riportato nel documento “Summary Basis for Regulatory Action” (https://www.fda.gov/media/151733/download), si dichiara che a sei mesi dall’inizio della sperimentazione, i morti erano stati 21 tra i vaccinati e 17 tra quelli del gruppo placebo (pag 23).
Vaccini anti-Sars-CoV-2 e (labile) prevenzione dell’infezione
Dopo che analisi provenienti dal Qatar e dalla Svezia sembravano suggerire come, dopo qualche mese dalla vaccinazione (6 e 9 rispettivamente), non solo la protezione dall’infezione dovuta al vaccino scemi rapidamente, ma addirittura sembri invertirsi (vi sarebbe una maggior tendenza a infettarsi dei vaccinati), i dati governativi UK delle ultime settimane ne danno conferma, mostrando più casi di infezioni da Sars-Cov-2 tra le persone vaccinate rispetto a quelle non vaccinate in molte classi di età. Tali numeri sono già relativizzati per 100.000 abitanti, evitando l’effetto paradosso dovuto al maggior numero di vaccinati a livello di popolazione.
Inizialmente, dalla 36° settimana, questo fenomeno si è manifestato in alcune classi di età, per poi via via estendersi anche ad altre, passando dai +766 casi considerando le fasce di età fra 40 e 79 anni, fino a giungere a +3284 casi/100.000 nei vaccinati alla settimana 44 (fasce di età da 30 a oltre 80 anni), per poi attenuarsi in parte, verosimilmente per la diffusione delle terze dosi. A partire dalla settimana 43 si è registrato anche un crescente aumento dei tassi di infezioni totali, suggerendo ancora una volta la necessità di approfondire: il sospetto è che, dopo alcuni mesi dal completamento della vaccinazione si verifichi persino un’inversione dell’effetto protettivo iniziale, come si fosse in presenza di un danno al sistema immunitario. Per questo, si tratterebbe ora di frenare la promozione di una vaccinazione universale e indiscriminata, finora portata avanti con ostinata pervicacia, e indagare prima le cause di questa preoccupante tendenza.
La spinta a vaccinare tutti è stata finora giustificata per tutelare la salute della comunità. Ma i dati inducono oggi a mettere in discussione strategie di vaccinazione universale, rispetto a strategie più mirate.
Vaccinazioni pediatriche e rischi relativi di infezione per la comunità
“Il documento del CDC USA pubblicato il 13 dicembre, che raccoglie i dati sia del sistema V-safe (sorveglianza attiva) che del sistema Vaers (sorveglianza passiva) – spiega il Prof. Vanni Frajese – mostra che il 10% dei bambini dopo la 1a dose e il ~il 15% dopo la 2a ha riportato un impatto sanitario: incapacità di svolgere le normali attività quotidiane, di frequentare la scuola, e nell’1% dei vaccinati, ha richiesto un intervento medico. Secondo il documento sono “pochi”, ma a me sembra una percentuale molto importante”. Tra gli eventi avversi indicati vi è anche l’aumento della troponina, indice di un danno miocardico. “Quando questo avviene -aggiunge Frajese- ha conseguenze permanenti; la miocardite, per esempio, si può curare, ma lascia degli esiti”. A questi si aggiungono altri eventi segnalati come associati: encefalomieliti acute e disseminate, infarto miocardico, trombosi del seno venoso cerebrale, coagulazione intravascolare disseminata, encefalite, mielite, sindrome di Guillain-Barrè, trombocitopenia immunitaria, sindrome infiammatoria multisistemica (talora già segnalata come legata alla Covid pediatrica), narcolessia, embolia polmonare, convulsioni.
I bambini inoltre non sono causa importante di trasmissione in ambito familiare e, anche se non vaccinati, non favoriscono in modo particolare varianti e circolazione virale: “basti pensare -aggiunge Donzelli- che in un anno di 52 settimane, se il bambino non si infetta ovviamente non è mai infettivo, se si infetta lo è per una settimana, e per le successive 51 diventa immune. Bisogna considerare che anche il vaccinato è più suscettibile a infezioni nelle due settimane che seguono l’inoculo.
Tamponi come strategia per assicurare una minima trasmissione
Tra le strategie che sembrano più adeguate a mettere sotto controllo la diffusione del virus, vi è il ricorso ottimale ai tamponi. “È assolutamente razionale – interviene il prof. Marco Cosentino – proporre, ad esempio su alcuni luoghi di lavoro, test antigenici, che, se ripetuti, hanno una probabilità altissima di identificare i soggetti in grado di trasmettere virus infettanti”.
I test potrebbero essere effettuati anche 2 volte a settimana, negli ambienti più a rischio, il che permetterebbe di individuare la quasi totalità dei casi che potrebbero sfuggire una prima volta al tampone antigenico. Secondo la simulazione descritta nel documento depositato in Senato dal Prof. Cosentino (www.cmsindipendente.it àAudizioni al Senato – v. Documenti a fondo pagina) questo offrirebbe una garanzia rispetto alla trasmissione del virus, addirittura maggiore a quella media del vaccino, la cui efficacia cala progressivamente nel tempo.
Alcune conclusioni e proposte
Gli scriventi fanno riferimento al metodo scientifico e alla medicina basata sulle prove, e non intendono rinunciare a discutere nel merito di questi specifici vaccini e delle strategie vaccinali finora adottate, come si considera normale poter fare con qualsiasi altro farmaco.
Sottopongono pertanto le proprie conoscenze e valutazioni in tema di vaccinazione antiCovid anzitutto ai colleghi medici e ai decisori in sanità pubblica, cui si è da tempo richiesto un confronto, aperti a recepire correttivi e critiche basati su prove più valide.
E fanno riferimento all’art. 4 del Codice di Deontologia:
«… Il medico ispira la propria pratica professionale alle più aggiornate conoscenze scientifiche e rispetta l’autonomia e la dignità della persona senza sottostare a interessi, imposizioni o condizionamenti di qualsiasi natura».
Dalla conferenza sono emerse proposte importanti, volte a trovare al più presto soluzioni condivise alle strategie di contrasto alla pandemia:

  1. Attivare subito il richiesto confronto tra CTS e Commissione Medico-Scientifica indipendente. E nel frattempo, in assenza di prove scientifiche convincenti di segno contrario, attuare una moratoria:

– della vaccinazione dei bambini di 0-11 anni
– della spinta a vaccinare ragazzi e giovani non ancora vaccinati
–  di obblighi nei confronti delle categorie coinvolte dall’ultimo DL (per non parlare di obblighi generalizzati),
– con disponibilità a ridiscutere il razionale degli obblighi rivolti ai sanitari; o di quello che di fatto impone la vaccinazione anche ai guariti …
– . … e dei fondamenti scientifici di molte delle norme sul Green Pass.

  1. Riesaminare le garanzie rispetto alla trasmissione di tamponi antigenici (garanzie maggiori, per varie frequenze d’uso) rispetto a cicli vaccinali e a GP anche di durata inferiore all’attuale.
  2. Aprire anche ad altre strategie di contrasto alla Covid-19, non puntando solo sui vaccini, ma anche su prevenzione primaria ambientale;stili di vita salutari;terapie sicure, sostenibili, di efficacia documentata, e abbandono di cure iatrogene.

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