Un 36° capitolo d’A pieno e ricco di contenuti. Alla fine di una domenica letteralmente infuocata. Un fiume di lava, dal pomeriggio alla sera. Soprattutto sul tema più delicato e più rilevante, la corsa Champions. La notizia è che la Roma, quinta forza che spinge ed insegue, non avrà superato la Juve ma ha addirittura agganciato il Milan.
Caporetto rossonera a San Siro. Doveva esser l’occasione giusta per resettare e ripartire, invece s’è trasformato nell’inferno definitivo. Il punto più basso dell’Allegri bis. Quarta sconfitta nelle ultime sei: 3-2 e lezione Atalanta a San Siro, Palladino cala il tris in un’ora di gioco, a segno Ederson, Zappacosta e Raspadori. Nel finale squillo d’orgoglio ma non basta, non può più bastare: adesso la Champions non è più soltanto a rischio, è appena un filo. Nell’ambiente più incandescente possibile, tra l’altro: la Curva contesta Furlani, entra e lascia sul 3-0, esce e continua a contestare la società. Insomma, carne al fuoco su carne al fuoco.
Dalla polveriera ambientale Milan a quella arbitrale di Parma. Dove il Var ribalta la decisione di Chiffi (gestione complicata a confusionaria con tanti errori nell’arco della gara) e rilancia le ambizioni Champions della Roma quando sembrava tutto tramontato: pesantissimo 3-2 giallorosso all’ultimo respiro, tanto per cambiare doppio Malen dall’impatto record da quando pervenuto a gennaio.
In coda la notizia più rilevante è che si riapre la corsa salvezza: col tris che la Cremonese cala al Pisa già retrocesso (torna Vardy, tornano i tre punti, non sembra un caso), il Lecce adesso torna ad una sola lunghezza di distanza. Tutto aperto e 180 giri di lancette per due città che pregano e sospirano: mors tua, vita mea.


