Chip sotto pelle, si avvera la peggiore profezia di Orwell: la schiavitù ora ha un prezzo, 199 euro

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Così leggo sul Corriere della Sera di qualche giorno addietro: “Addio a carte e contanti, il chip per pagare con la mano si può acquistare a 199 euro (e si impianta in 10 minuti)”.

Secondo questa, strepitosa, novità che la civiltà del progressismo coatto e neoliberale ci propone, sarà possibile pagare strisciando semplicemente la propria mano sul POS. “Questo non sarà più un gesto soltanto visibile nei film di fantascienza”, si preoccupa di spiegare (con entusiasmo quasi lirico) il Corriere della Sera. Si tratta di un’invenzione di una società polacca che ha ideato un chip da impiantare sotto pelle che, una volta connesso con un profilo da dove prelevare i fondi, permetterà la soppressione di qualsivoglia carta fisica per pagare, come usa dire, contactless e senza alcuna commissione aggiuntiva.

Siamo davvero nel cuore della distopia orwelliana. Tutte le profezie che erano state svolte sotto questo riguardo sembrano ora confermarsi in una realtà che pare aver superato Orwell (facendolo apparire anzi come un dilettante). Sotto questo riguardo, possiamo affermare senza tema di smentita, che quelle che erano state definite come visioni complottistiche, come dietrologia priva di fondamento, come complotti folli, erano invece puntuali e anzi sobrie descrizioni di quel che stava accadendo e di quel che sempre più andrà verificandosi.

Siamo ormai entrati ormai pienamente in quella che è stata, a giusto titolo, definita la società del controllo: il capitalismo della sorveglianza. Un capitalismo che pretende di controllare panotticamente la vita di tutti e di ciascuno, non soltanto per mutare i dati comportamentali in fattori di profitto (come già è evidente con le reti sociali dell’internet), ma poi anche per trasformare i sudditi in soggetti controllati biopoliticamente (sopra e sotto la pelle) in maniera totalitaria, in maniera dispotica e distopica, e ciò di modo che il potere possa ottenere un controllo pressoché integrale sulla vita e financo sui pensieri.

Naturalmente queste pratiche orwelliane vengono, more solito, celebrate come emancipative, come fantastiche acquisizioni che segnano il progresso, de claritate in claritatem, dell’umanità tutta. Infatti avete visto che nell’articolo poc’anzi evocato del Corriere della Sera, si parla del microchip e dell’abolizione progressiva del contante come di conquiste fantastiche, imperdibili, che debbono soltanto essere celebrate. Nessuno, del clero giornalistico regolare o del clero secolare di tipo intellettuale, osa adombrare i rischi (i pericoli) e anzi potremmo anche dire gli esisti nefasti di questa svolta autoritaria di controllo totale della società. No, si mostrano solo le presunte chance di emancipazione. Le presunte (e molto congetturali, in realtà) proposte di sviluppo connesse a queste pratiche. Ma noi sappiamo che stiamo entrando nel transumanesimo, nel controllo totale, nel superamento della natura stessa umana che sempre più appare ibridata, superata nei suoi limiti (vissuti come intrinsecamente negativi).

L’uomo occidentale ha smesso di credere nel dio della trascendenza, nel Padre eterno che è nei cieli, per consegnarsi alla nuova divinità di Proteo: il dio che cambia, il dio ibrido, il dio cangiante che non è nulla ed è tutto al tempo stesso (perché non ha forme stabili, essendo per natura liquido). Ecco questo è il dio dei postmoderni che, in effetti, stanno sempre più negando la propria natura per diventare semplici apparati della tecnica, semplici fondi disponibile per la tecnica. Siamo entrati – variando una nota espressione che dava anche il titolo ad un capolavoro di Walter Benjamin – nel tempo dell’uomo, nell’epoca della sua riproducibilità tecnica. L’uomo stesso, come l’arte di cui diceva Benjamin, è diventato un pezzo riproducibile tecnicamente e questa devastante figura del nostro tempo viene vissuta tuttavia con ebete euforia come un progresso, come una conquista epocale.

RadioAttività, lampi del pensiero quotidiano – Con Diego Fusaro

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