• 20 Giugno 2022
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Catania, omicidio Elena Del Pozzo: i Ris hanno trovato macchie di sangue in casa di Martina Patti

Catania, omicidio Elena Del Pozzo: i Ris hanno trovato macchie di sangue in casa di Martina Patti

di Alfio Sciacca, inviato a Catania

Ora si indaga se siano state portate dall’esterno o se dimostrino invece che l’omicidio sia avvenuto nell’abitazione. L’arma non è stata ancora trovata. La mamma di Elena Del Pozzo sorvegliata a vista in cella: «Non è serena»

CATANIA
Tracce di sangue su vestiti e in alcuni punti della casa. Le hanno trovate i Ris dei Carabinieri nell’abitazione di Martina Patti, la 23enne che ha confessato di avere ucciso la figlia Elena Del Pozzo. Non è stata invece a trovata l’arma del delitto, un coltello da cucina. Sabato sera i Ris hanno lavorato per oltre sei ore, battendo palmo a palmo, con l’ausilio dei droni, anche il campo dove è stato rinvenuto il cadavere della bimba. Nulla, il coltello non si trova ancora.

Tracce di sangue

Quanto alle tracce di sangue — notano gli inquirenti — non bastano per ipotizzare che il delitto sia avvenuto in casa. Probabile che le abbia lasciate Martina quando è tornata per cambiarsi, prima di inventare la storia del sequestro. Sul tavolo della cucina c’era ancora una parte del budino che la bimba stava mangiando prima che la mamma la portasse nel campo dove l’ha uccisa con undici coltellate. I carabinieri hanno portato via altri coltelli da cucina per verificare se sono compatibili con le ferite sul corpo della piccola e indumenti della madre.

In carcere

Martina Patti intanto ha trascorso la sua sesta notte in cella nel carcere di Piazza Lanza. È strettamente sorvegliata dalla polizia penitenziaria per paura che possa compiere qualche gesto autolesionistico o che altre detenute possano aggredirla. Il suo legale Gabriele Celesti, che ha detto che la donna «non è serena», sta valutando quali saranno le strategie difensive per i prossimi passaggi del procedimento, dopo che il gip ha convalidato l’arresto e ha disposto la custodia cautelare in carcere. Una decisione presa perché, secondo il giudice Daniela Monaco Crea, l’indagata «è pericolosa socialmente e potrebbe tornare a uccidere, inquinare le prove e fuggire»

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