Bongiorno: «In linea con i referendum. Siamo pronti a votare tutti gli emendamenti»

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di Virginia Piccolillo

La riforma Cartabia è solo un restyling del sistema. Quella vera non può che essere costituzionale. L’intento è assicurare all’Italia una giustizia degna di uno Stato liberale. Fratelli d’Italia non ha appoggiato i referendum? Ciascuno ha dato
il proprio contributo

«Siamo coerenti. Voteremo tutti gli emendamenti in linea con i referendum. I nostri e quelli degli altri partiti». Giulia Bongiorno, penalista e responsabile Giustizia della Lega, ha sempre detto che «la via maestra per cambiare la giustizia erano i referendum».

Ora che è fallito non cambierete strada? Magari diminuendo il numero degli emendamenti?

Per voi è un successo?

«Distinguiamo: il quorum non raggiunto è un fallimento ascrivibile al silenzio e alla disinformazione che li hanno accompagnati. Ma in tutti e cinque i quesiti hanno vinto i sì. Questo conferma che dobbiamo andare avanti».

Quindi voterete anche gli emendamenti di FdI?

«È già successo alla Camera. Voteremo sempre in coerenza con i referendum».

Anche a rischio di fare andare sotto il governo?

«Non so se esiste questo rischio. Per noi l’obiettivo era e resta una riforma della giustizia incisiva. Quella vera».

La Cartabia non lo è?

«È solo un restyling del sistema. Quella vera e propria non può che essere costituzionale e la faremo noi del centrodestra. Non votiamo però “contro”, ma per migliorarla».

Quindi c’è da aspettarsi battaglia in Aula?

«Continueremo a dare il nostro contributo in Parlamento in un’ottica costruttiva, insieme con chi crede nell’esigenza di un rinnovamento profondo, secondo gli intenti per i quali sono stati promossi i referendum: assicurare all’Italia una giustizia degna di uno Stato liberale».

L’astensione alta non dimostra che agli italiani della separazione delle carriere e del resto importa poco?

«L’assordante silenzio che ha avvolto questi referendum non ha precedenti. Il paradosso è che prima ci oscurano e poi ci accusano di non aver fatto abbastanza».

Vi accusano anche di aver proposto e poi abbandonato i referendum.

«Noi ci siamo sempre stati. Negli ultimi mesi non ho parlato che di questo. Certo, se poi le interviste non venivano trasmesse o andavano in onda nel cuore della notte…».

L’unione con il garantismo radicale, anche su temi come la custodia cautelare, non è stata una contraddizione che può aver giocato contro i referendum?

«L’unica cosa che ha giocato contro è che non si sapesse che c’erano i referendum. Non vedo contraddizioni: siamo convinti che ci siano abusi nell’adozione delle misure cautelari, in carcere si deve andare soltanto dopo il processo. Prima solo in casi eccezionali. I referendum si proponevano di imprimere una svolta liberale al nostro sistema, nell’interesse di tutti. Con pazienza e determinazione ci arriveremo, anche se sarà un percorso lungo, tortuoso, difficile».

FdI non li ha appoggiati. Segnerà i vostri rapporti?

«Ciascuno ha dato il proprio contributo. Personalmente credo che con Fratelli d’Italia e Forza Italia si possa realizzare quella rivoluzione della giustizia che non siamo riusciti a ottenere subito con i referendum».

Prima le polemiche sul viaggio a Mosca, poi i referendum, è il mese «horribilis» per Matteo Salvini?

«È presto per fare bilanci sulle elezioni. Sui referendum la maggioranza dei sì è un buon inizio. Quando non ero ancora nella Lega sostenni il referendum sulla procreazione medicalmente assistita dal quale uscimmo con le ossa rotte, ma subito dopo iniziò un processo che ha portato a rivedere la legge 40».

Salvini non esce però indebolito da questo risultato?

«Tutti quelli che hanno sostenuto i referendum ne usciranno rafforzati. Sono le idee più belle che alla fine ti premiano».

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