Bollette ridotte per famiglie e imprese solo se scatterà il tetto anti-speculazione: l’ipotesi 40-50 euro per megawattora

Bollette ridotte per famiglie e imprese solo se scatterà il tetto anti-speculazione: l'ipotesi 40-50 euro per megawattorailmessaggero.it

«Probabilmente la Commissione Ue avocherà a sé la trattativa sul nodo del tetto del gas». Per il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani l’inserimento del dossier sul price cap europeo nella bozza del comunicato finale del Consiglio europeo rappresenta un punto di svolta cruciale. Ma sulla strada verso la raccomandazione all’introduzione di un prezzo massimo, seppure indicizzato e temporaneo come chiesto dall’Italia, su gas ed elettricità, rimane lo scoglio del no tedesco e olandese camuffato in queste ore da chiaro scetticismo. E così mentre la Commissione finora aveva aperto a questa misura soltanto in caso di stop delle forniture dalla Russia, non è ancora chiaro fin dove arriverà la spinta italiana a tagliare la speculazione.

Gli effetti

Con quali effetti sulle bollette di famiglie e imprese? È ancora presto per dirlo. Dipenderà dal livello di cap determinato, dai tempi della misura e dalle eventuali compensazioni, tra tassazione degli extraprofitti e proventi delle aste C02 come previsto in Spagna, Portogallo e Grecia.
Il punto di partenza per la valutazione potrebbe essere il livello di 80 euro per megawattora proposto già mesi fa dall’Italia, non lontano dagli 87 euro fotografati ieri ma meno di un terzo del picco di marzo. Ma è molto probabile che un riferimento importante diventi ora il livello di cap concesso per Spagna e Portogallo. Gli esperti di Equita ipotizzano un livello di 40-50 euro per megawattora. Un prezzo più che doppio rispetto ai prezzi dell’anno scorso, ma tale da mettere al riparo da picchi inattesi e garantire livelli dimezzati rispetto a quelli attuali, se andrà in porto la versione più favorevole per i consumatori. Anche i massimali dell’elettricità rimarrebbero intorno a 100-120 euro per megawattora, con costi dimezzati rispetto ai prezzi spot di mercato (200-250 euro/MWh). In questo modo sarebbe comunque garantito un certo margine alle società energetiche. Ma un compromesso potrebbe essere quello di far influire sulle valutazioni anche il prezzo di mercato degli ultimi 10 anni, e cioè 60 euro per megawattora, richiamato recentemente dall’Italia nelle norme sulla tassazione degli extraprofitti di chi produce energia rinnovabile.
«L’opposizione di alcuni paesi al price cap, in nome di un libero mercato che ha aumentato del 500% il costo del gas a famiglie ed imprese, mi è sembrata sorprendente», ha sottolineato ieri il ministro Cingolani nel corso dell’audizione alla Camera. «Non ho mai pensato che questo fosse un mezzo per strozzinare i produttori, ma semmai un peak shaver, uno strumento che garantisce il profitto degli operatori, tagliando i picchi eccessivi».

Le mosse dell’Italia

Che si tratta di picchi eccessivi è dimostrato dalla recente fotografia che la stessa Commissione Ue ha scattato sui prezzi reali di importazione del gas, quelli che si pagano alla dogana. Secondo il documento della Direzione Energia della Commissione, il prezzo massimo registrato in entrata del metano nel nostro Paese non ha mai superato i 63 euro, e cioé il prezzo del gas che arriva dall’Azerbaijan. Ma il metano che passa da Passo Greis o da Tarvisio o dalla Sicilia va dai 17 ai 20 euro per megawattora. Intanto l’Italia ha deciso già da luglio di legare le tariffe energetiche sempre più ai costi reali del gas. L’Arera ha raccolto i contratti firmati dalle compagnie energetiche. E fare trasparenza servirà al governo per decidere le prossime mosse.

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