Attacco all’Iran, torna l’incubo della chiusura dello stretto di Hormuz. Che può far impennare i prezzi del petrolio

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Non solo i raid contro le basi nei Paesi del Golfo alleati degli Usa. Teheran potrebbe reagire all’attacco di Israele e Usa anche con un’arma economica potenzialmente distruttiva: il blocco del transito nello Stretto di Hormuz. “Una misura estrema che il Paese non ha mai adottato e uno scenario da incubo per i mercati globali”, commentano gli analisti finanziari. Perché la mossa, minacciata già lo scorso giugno durante la “Guerra dei 12 giorni“, sarebbe in grado di provocare un’impennata delle quotazioni petrolifere con pesante impatto sull’inflazione in tutto il mondo. Proprio mentre Donald Trump rivendica di averla fatta a calare a beneficio dei connazionali.

L’Iran produce circa 3,3 milioni di barili di petrolio al giorno, in aumento rispetto ai meno di 2 milioni di barili al giorno del 2020, nonostante le continue sanzioni internazionali. I maggiori giacimenti sono Ahvaz e Marun e il cluster di West Karun, nella provincia del Khuzestan. La principale raffineria , costruita ad Abadan nel 1912, può processare oltre 500.000 barili al giorno. Altri impianti chiave includono le raffinerie di Bandar Abbas e Persian Gulf Star,

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