Quando la Russia ha invaso l’Ucraina, facendo emergere con dirompenza il problema della dipendenza strategica da Gazprom, la diplomazia italiana si è mossa immediatamente. A distanza di nove mesi, i risultati si vedono. EU Energy Deals Tracker, il rapporto dinamico dell’European Council on Foreign Relations che fotografa gli accordi energetici tra i Paesi europei e Paesi terzi, registra che Roma è stata la capitale più attiva in assoluto. Prima dell’Unione europea, che veste sempre più spesso i panni del negoziatore, e della Germania.
Nel giro di pochi mesi, l’Italia è passata dall’essere uno dei Paesi che dipendeva di più dal gas russo a totalizzare dodici accordi, dieci solo nel settore gas naturale, più di ogni altro. “Un’inversione di tendenza impressionante”, ha commentato Susi Dennison, Senior Policy Fellow e direttrice del programma European Power di Ecfr, sottolineando la gamma relativamente ampia di partner rispetto agli altri Paesi europei – dagli Emirati al Qatar, dall’Angola al Congo e la Libia e così via, fino al Regno Unito e ad altri Stati europei.
In termini di approccio strategico, ha commentato
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