Il giorno è arrivato. Quello dell’atto finale, quello della finalissima. La Coppa Italia 2025/26 si decide stasera, come sempre a Roma, come sempre stadio Olimpico. C’è Lazio-Inter, il sogno biancoceleste contro la favoritissima, la corazzata nerazzurra di nuovo scudettata di Cristian Chivu.
Per la Lazio è l’occasione per riscattare una stagione a tante ombre e ben poche luci. Tra mercato bloccato e contestazione, mesi d’Olimpico deserto e metà classifica. Quella luce che stanotte può rivelarsi splendore e soltanto illusione. Perché di mezzo, in tutto questo, c’è stato quel cammino cavalleresco, il colpo sul Milan, le rigorate di Bologna e Bergamo, la favola Motta. Soprattutto c’è Sarri che ama quel popolo laziale a cui non sogna nient’altro che restituire gioia, per un trofeo che manca da prima del Covid. Quel popolo che stasera, d’eccezione per un’occasione che merita, tornerà a popolare gli spalti. Particolarmente emozionante ed ispirativo il discorso del Comandante al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, incantato al Viminale: serve notte di sport, puro e limpidissimo, d’altronde nessun problema d’ordine pubblico visto gemellaggio tifoserie.
Dall’altra parte una corazzata riaccesa da Chivu, quel gruppo storico pronto ad esplodere una manifestazione egemonica al resto d’Italia: altro che finito, in terre domestiche e tricolori vuol imporre un Double che manca dai tempi del Triplete di Mourinho. Scudetto e Coppa Italia significherebbe ribadire che altro che finita, l’Inter è sempre la più forte. Pur senza Calha: Chivu recupera Thuram, tutti titolari, pronti per l’occasione. Fischio d’inizio per le 21, arbitra Guida: attesa spasmodica, pubblico delle grandi occasioni. Soprattutto per la Lazio e per i sogni biancocelesti, è la gara che può valere una stagione.


