Adesso è tutto vero. Al diavolo la scaramanzia, adesso è solo tempo d’esplodere la propria gioia. Il Frosinone torna in Serie A, ricucendo fatidicamente e definitivamente quella sfortunata ma dolorosissima ferita della retrocessione di due anni fa che tutta la città ancora si portava addosso, consacrando una cavalcata straordinaria col pokerissimo al Mantova che adesso sì, significa solo quel sogno più atteso: la promozione e ritorno in Serie A.

E’ storia, ancora una volta. La quarta promozione della famiglia Stirpe, sempre brillante e lungimirante, progettualità che giustamente torna nell’elite del calcio italiano, la massima serie. Festeggiando nel proprio gioiellino, quello Stirpe di proprietà, cattedrale che stasera ha atteso 16mila giallazzurri: un cuore all’unisono a spingere i ragazzi d’Alvini, quella banda che per mesi ha fatto sognare e partita in sordina e senza alcun favore del pronostico ha saputo sorprendere e catturar tutti. 5-0 netto, a referto per la festa finale tutti i tasselli più rappresentativi: sblocca Calò prima dell’autorete di Castellini, nella ripresa le grandi firme di Ghedjemis, Koutsoupias e Raimondo.

Festa grande. Al triplice fischio invasione, non sarebbe potuto esser altrimenti. La nord ringrazia ed esplode, Alvini ricambia e decolla. La voleva questa Serie A, per stessa ammissione: non ha nascosto le proprie ambizioni, ha ricostruito un team letale e coinvolgente, moderno e straordinario. Dal gruppo i singoli, ma ha vinto una squadra, due colori, una città. Il Frosinone, dopo soli due anni di purgatorio, è tornato nell’elite. Sarà festa grande, plurigenerazionale, fino a tarda notte. Ed è meraviglioso così.


