Una notte tremendamente mozzafiato, quella britannica. Ancora una volta i riflettori europei più prestigiosi diretti oltremanica. Villa-Forest, la gara più attesa, sapore novecentesco allo stato puro: anni ottanta, quando le due istituzioni ottocentesche delle Midlands alzavano le coppe dalle Grandi Orecchi. Oggi le massime regine del giovedì, ma lo spettacolo non ha tradito lo stesso anzi: Birmingham pullulante, Principe William scatenato, alla fine sempre la stessa sentenza Emery.
Già, una tassa che a qualsiasi latitudine fa sempre la differenza: 4-0 e remundata a ribaltare il vantaggio Nottingham dell’andata. Sblocca Watkins, raddoppia Buendia, quindi doppio McGinn: la tela giusta, ancora una volta disegnata da ragno Unai. Si spengono così i sogni del Forest, che arrivava di gran carriera, ma tradita dall’infortunio horror di Gibbs-White che stasera ha passato in panchina novanta minuti a contar e ricordar i punti di sutura rimediati a Stamford Bridge. Ad Istanbul vola la favoritissima della competizione, l’Aston Villa, pronta a sognare il terzo trofeo europeo della sua storia, centrando una finalissima continentale 44 anni dopo l’ultima volta. Sarà Friburgo, da favorita.
Inghilterra che può sognare il tre su tre. Perché tanto per cambiare anche in Conference arriva in finale una britannica. Ed è il Crystal Palace di Glasnier, che ha deciso in questi anni evidentemente di riscrivere 165 anni di storia: dopo la FA Cup e lo stesso Charity Shield, terzo trofeo ad un solo passettino. Da compiere a Lipsia, terre teutoniche, che mentore austriaco conosce bene visti i suoi successi a Francoforte. Le Eagles vivono gli anni più straordinari della loro storia e se li vogliono gustar fino all’ultimo sorso: c’è favola Rayo, ma sempre favorite.


