Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio: sono queste le accuse contenute in un’ordinanza emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari di Roma con la quale è stata disposta la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di due persone.
L’indagine – coordinata dai magistrati della Procura della Repubblica ed eseguita da militari del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza di Roma – trae origine dall’ispezione svolta, nel mese di luglio 2025, dall’Ispettorato Generale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale presso l’Ambasciata d’Italia a Tashkent, all’esito della quale venivano segnalate gravi irregolarità nella gestione dell’Ufficio Visti in relazione al rilascio di numerose autorizzazioni all’ingresso in Italia di cittadini russi, in contrasto con la Decisione del Consiglio dell’Unione Europea del 2022, che aveva disposto la sospensione totale e temporanea dell’accordo di facilitazione del rilascio di visti d’ingresso con la Federazione Russa.
Le successive attività investigative – sviluppate in stretta collaborazione con il predetto Ispettorato del Ministero e supportate dalle dichiarazioni rese dal personale presente in Ambasciata – hanno fatto emergere la sistematica alterazione – presso la sede consolare in Uzbekistan – del sistema di rilascio dei visti di tipo turistico, dal mese di gennaio 2025 con il coinvolgimento attivo di un ex Consigliere di Ambasciata, con incarico di Capo missione diplomatica – già attinto da un provvedimento di licenziamento – e il concorso di una cittadina russa con nazionalità italiana, residente in Bulgaria, assunta in Ambasciata, quale direttrice operativa, in sostituzione di funzionari amministrativi italiani operanti da anni nel settore.
Gli accertamenti hanno consentito di ricostruire il rilascio con modalità illecite – nei confronti di almeno 95 cittadini russi – dell’autorizzazione all’ingresso nel territorio nazionale e nell’area Schengen, con validità variabile tra 1 e 3 anni. Tali visti sono stati concessi in assenza dei requisiti previsti dalla normativa di settore, tra cui la residenza del soggetto nella circoscrizione territoriale consolare Paese richiedente (Uzbekistan), ovvero attraverso documentazione falsificata o non sottoscritta, molte volte senza la presenza fisica del richiedente, veicolate da tre agenzie di viaggio con sede a Mosca (ubicate nello stesso indirizzo).
Per l’ottenimento di tali visti, i cittadini russi avrebbero pagato alle predette agenzie somme di denaro – in alcuni casi accertate tra i 4 mila e i 16 mila euro – ben al di sopra delle tariffe consolari previste (variabili tra i 45 e i 60 euro cadauna), parte delle quali (in corso di quantificazione) sarebbero state illecitamente destinate ai due soggetti destinatari dell’odierna misura cautelare.
Tenuto conto dell’esigenze di natura probatoria e del pericolo di fuga emerso durante le indagini, il Giudice per le Indagini Preliminari ha disposto la misura cautelare in carcere, senza disporre l’interrogatorio preventivo, riconoscendo inoltre sussistente il pericolo di reiterazione di analoghi reati.
All’esito del procedimento disciplinare, avviato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il diplomatico veniva destituito per gravi violazioni ai doveri d’ufficio. Il provvedimento cautelare è stato adottato nella fase delle indagini preliminari e, allo stato delle attuali acquisizioni probatorie e in attesa di giudizio definitivo, nei confronti degli indagati vige la presunzione di non colpevolezza.


