Un messaggio forte e chiaro, ma soprattutto manifesto. E’ quello che il PSG è riuscito diramare anche nella notte più attesa, quella dell’Allianz, dove lo scorso anno si laureò campione d’Europa col pokerissimo all’Inter di Inzaghi. Ennesimo messaggio sismico, perché stanotte la banda Luis Enrique ha fatto fuori l’altra grande favorita: il Bayern, a casa loro, in Baviera. Un colpo grosso che la riporta in finale di Champions per il secondo anno consecutivo e da campione d’Europa in carica. Può scrivere storia e bussare all’egemonia: nel nuovo millennio solo a Madrid son stati in grado di vincere più Champions di fila.
Stavolta chi aspettava una seconda stagione cinematografica del 5-4 dell’andata s’è dovuto ricredere: l’atto secondo s’è chiuso 1-1, quel che basta per far esplodere festa parigina. Basta Dembelé dopo pochi minuti a far capire a tutti come sarebbe andata la serata: Luis divora Kompany, Bayern poco spazio e divorato in mezzo al campo, amministrazione e qualità di palleggio transalpina che accompagna quelle fulminee e letali ripartenze di assi come Kvara e Doué che fanno sì che per 80 minuti siano proprio loro quelli più vicini al raddoppio che i tedeschi al pari. Bayern, non troppo fortunato sotto l’aspetto delle decisioni arbitrali (va comunque sottolineato), che infatti pareggia col solito Kane in pieno recupero quando ormai è troppo tardi.
Adesso resta solo Budapest. Dove il PSG deve dimostrar concretamente d’esser ancora la squadra più forte d’Europa. L’ultimo esame, quello determinante. Intanto agevole argomentare come i transalpini arrivino comunque da favoriti. Ma occhio all’Arsenal ed ai sogni dei Gunners: tosti, rocciosi e compatti, fortissimi sui piazzati. Altro tipo di contenuti, ma ne riparleremo fra tre settimane. Intanto eletta l’altra finalista: festa a Parigi, penultimo passo per la storia.


