A tratti, scene surreali. In realtà c’è ben poco da scherzare, perché si parla di storie, guerre e destini di popoli che dominano copertine ben più rilevanti della cronaca sportiva. Il calcio dovrebbe però rappresentar, per definizione, quel distrattivo di massa per scappar mentalmente almeno per due ore dai problemi di vita quotidiana. Ma stavolta, le funzioni calcistiche, non hanno evidentemente raggiunto il loro scopo.
Anzi, in questo caso la missione mediatica è stata evidentemente fallimentare. Parliamo della mossa di Infantino, sul palco al Congresso della Fifa in Canada, che non ha minimamente sortito gli effetti sperati. Quella di richiamar in prima linea il presidente della Federazione della Palestina, Rajoun, assieme a Sullivan, il vicepresidente d’Israele.
Infantino voleva regalar al resto del mondo uno spot distensivo. Possibilmente una stretta di mano tra i due dirigenti, davanti ai tanti fotografi, in un’occasione così prestigiosa. Ma il numero uno della FIFA, l’organismo politico calcisticamente più rilevante, è fallito all’istante. Una gaffe vera e propria. Anzi, Rajoun la prende malissimo, si rifiuta e urla più volte alla platea “Stiamo soffrendo, stiamo soffrendo”.
Un Congresso della FIFA che a livello di conflitti non ho sortito alcun effetto sperato, considerando come vi avevamo già raccontato come il Canada non abbia permesso l’accesso al Paese di Taj, il presidente della Federazione iraniana, di fatto rispedendolo al mittente con un volo di sola andata. Nella sua storia, Taj apparteneva ad un’organizzazione che lo stato canadese definì criminale.


