Nell’anno più oscuro, altro che luce in fondo al tunnel. Questa è gloria, è gloria accecante. In qualsiasi modo dovesse andar a finire, per trame cinematografiche la notte di Bergamo entra già dritta dritta nel cuore e nel foklore della storia recente della Lazio. Con un protagonista in copertina, l’invalicabile, l’uomo ragno a sorpresa.
Il volto genuino del bravo ragazzo, Edoardo Motta, arrivato in sordina a gennaio da Reggio Emilia, che stanotte trascina un popolo alla finalissima di Coppa Italia. Quattro rigori parato e paradisiaca lotteria di rigori di Bergamo: l’Atalanta recrimina ai punti tra legni e due gol annullati, ma alla fine il calcio è questo e cuore Lazio avanti, coi miracoli dell’insuperabile Edo dagli undici metri.
Romagnoli prima e Pasalic poi, ma anche loro passano in secondo piano: 1-1 nei regolamentari, parità che persiste nei supplementari, quindi tempo di storia, tempo di Motta, tempo di gioia. Per chi ieri era a Formello, per quelli a Fiumicino, per chi ha sognato di maxischermi a Tor di Quinto.
Alla fine, nella stagione più oscura, incolore, mesta, ombrosa e desolante possibile, la Lazio c’è. Eccola la gioia che tanto comandante Sarri avrebbe voluto dedicare al suo popolo, quella più grande. La Lazio è finale di Coppa Italia, ha sbancato Bergamo, nella maniera più irrazionale e selvaggia possibile. Il 13 maggio l’Inter all’Olimpico: stanotte il popolo laziale è tornato a sognare, verbo da quelle parti fantascientifico.. per troppo tempo.


