E’ durata poco più di quattro mesi l’avventura di Liam Rosenior alla guida del Chelsea. Quattro mesi d’arroganza e superbia, spazzate via coi fallimenti di un tecnico che troppo ha preteso senza mai dimostrato, naufragando senza esser mai riuscito a trasferire la sua presunta idea calcistica ad un gruppo squadra troppo legato a Maresca per accettarne in così poco tempo rivoluzioni e dettami quasi dittatoriali.
Ancora porte girevoli a Stamford Bridge, dunque. Solo 4 mesi dopo quell’esonero troppo repentino con Maresca stesso, che estate scorsa trionfava oltreoceano al Mondiale per club. Hanno perso tutti, soprattutto la proprietà stessa, che ben pensava evidentemente di poter pescar da Salisburgo (l’altro club di gestione BlueCo) il successore, trapiantarlo a Londra e pretendere gli stessi risultati.
Proprietà sotto attacco, Rosenior fallimentare, ma l’esonero del mercoledì pomeriggio era francamente inevitabile. Cinque sconfitte di fila senza mai andar a segno, non succedeva dal 1912. Brighton l’ultima goccia, senza mai tirar a porta e con un settore ospiti fiume in piena contro l’ormai ex tecnico. Quel quinto posto Champions che scivola via, definitivamente; per la semifinale di FA Cup, unico obiettivo dell’anno rimasto, squadra al traghettatore McFarlane. In estate la scelta di un nuovo condottiero a lungo termine, ma l’idea di fondo di quella proprietà così contestata (squadra giovane e quarto/quinto posto) non basterà mai in piazza, dopo 20 anni d’Abramovich.


