Un cuore grande, comunque. Nonostante stremato, nonostante una finalissima persa per due set a zero. Ha vinto Shelton, che sale ed accresce il suo palmares. Non sarà fioccato il quarto gioiello della giovane ma già ambiziosa e spavalda carriera, ma a volte si vince anche perdendo. Si dimostra, si convince.
Così, l’alba del giorno dopo per Flavio Cobolli. Tempo di far i bagagli, un salto nella sua Roma per qualche ora con la fidanzata e poi direttamente Madrid perché venerdì sarà già in campo per i Masters 1000. Tempo soprattutto di digerire e metabolizzare quanto successo.
Una settimana scintillante per Flavio. Che sognava di prendersi pure Monaco dopo il trionfo in Messico ed in un certo senso, o meglio per mille versi, c’è pure riuscito. Ha perso la finale, senz’altro, ma stremato per quelle fatiche che l’avevano sabato sera proiettato su tutte le copertine dopo aver vissuto da protagonista la serata più bella della sua carriera: sbatter fuori Zverev a casa sua, davanti alla Baviera, per la vittoria più prestigiosa contro uno come il N3 del mondo.
Una settimana mozzafiato a cui è mancata soltanto la ciliegina sulla torta, mai come stavolta importante ma non fondamentale. Non preziosa. Perché prezioso è quel messaggio diramato al mondo tennistico: Flavio è pronto, sia terra che cemento fa sul serio, sa far sul serio ed eliminare ogni avversario.
E nemmeno si può più contestar la mancanza di inesperienza o quel carattere troppo esuberante che spesso ha fatto rima con mancanza di freddezza. Quella freddezza dei più grandi oggi l’ha acquisita eccome, come mostrato in semifinale con Zverev nei momenti più delicati.
Insomma, sono tante forse troppe le note liete per piangersi addosso. C’è da far meglio nei 1000 e sarà sfumato un 500, ma quel best ranking eguagliato (13° posto) diventa l’ennesima riprova che siamo sulla strada giusta. Adesso Cobolli per arrivar a maggio davanti alla sua Roma a vele spiegate.


