L’epatite A arriva ufficialmente anche nella provincia di Frosinone, dove negli ultimi giorni si sono registrati i primi casi di infezione. Secondo le ricostruzioni delle autorità sanitarie, il contagio sarebbe partito con tutta probabilità dal consumo di cozze e frutti di mare crudi consumati sul litorale di Terracina. Per il momento nel Frusinate si contano meno di dieci episodi, tutti risalenti al periodo compreso tra la fine di febbraio e il mese di marzo, ma l’attenzione è altissima perché il virus ha tempi di incubazione piuttosto lunghi e i sintomi possono manifestarsi anche diverse settimane.
L’allarme che ha colpito la Ciociaria non è un caso isolato, ma si inserisce in un quadro più ampio che sta interessando gran parte del basso Lazio. In provincia di Latina, infatti, la situazione appare più complessa con ventiquattro persone contagiate in diverse città, tra cui Aprilia, Fondi, Formia, Sabaudia e la stessa Terracina. Alcuni di questi pazienti si trovano attualmente ricoverati all’ospedale Santa Maria Goretti di Latina, dove i medici li stanno tenendo sotto osservazione in condizioni stabili. Il sospetto degli epidemiologi è che tutto possa dipendere da una partita di molluschi distribuita non solo nel Lazio, ma anche in Campania. A Napoli, infatti, l’emergenza è esplosa con oltre 150 contagi, portando il sindaco Gaetano Manfredi a vietare immediatamente la vendita di frutti di mare crudi in tutta la città.
L’epatite A è un’infiammazione acuta del fegato causata da un virus che entra nel nostro corpo attraverso cibi o acqua contaminati. Chi si ammala avverte spesso una forte stanchezza, nausea, febbre e nota un cambiamento nel colore della pelle e degli occhi, che tendono a diventare gialli, un segnale tipico dell’ittero. Anche se solitamente la malattia non diventa cronica, richiede cure specifiche e molta attenzione per evitare che il virus si diffonda ulteriormente tra i contatti stretti.
Per arginare il fenomeno, la Asl di Latina ha messo in campo una squadra speciale di esperti che sta passando al setaccio i ristoranti e monitorando gli allevamenti di molluschi lungo tutta la costa. Anche la Coldiretti Pesca è intervenuta sulla vicenda, sottolineando come questa emergenza stia danneggiando pesantemente le imprese oneste che rispettano le regole, con cali di vendita che superano il 40%.
L’invito rivolto ai cittadini per evitare rischi inutili è molto chiaro: i frutti di mare vanno consumati esclusivamente dopo una cottura accurata, perché il calore è l’unico modo sicuro per eliminare il virus. È inoltre fondamentale lavarsi sempre bene le mani e acquistare solo prodotti certificati. In presenza di sintomi sospetti, il consiglio è quello di rivolgersi immediatamente al proprio medico per una valutazione tempestiva.


