L’ultimo dei pensieri, in questo drammatico momento storico specifico, per l’Iran è la partecipazione ai prossimi Mondiali di calcio. Qualificazione strappata sul campo, attraverso sacrificio sportivo, per riuscire a rappresentare il proprio Paese.. in America. Già, negli Stati Uniti.
E se Trump, rispondendo all’argomento, lascia intendere quanto gli interessi poco la tematica, in queste righe va analizzata (per quanto ribadiamo, questo resta giornalisticamente un approfondimento sportivo, ma pleonastico sottolineare come le attenzioni vertano su fatti di cronaca decisamente più rilevanti) la possibilità di partecipazione dell’Iran alla prossima kermesse iridata.
Il calcio come strumento e valvola di sfogo di un paese. Ma adesso quel Mondiale sembra lontanissimo. Ed anzi, la punta di diamante della nazionale iraniana, vecchia conoscenza del mondo interista come Taremi stesso, diventa il primo a sottolineare come se la nazione chiama è pronto a scendere in campo, sì, ma con le armi.
Insomma, l’ultimo dei pensieri. Ma la Federazione iraniana, di conseguenza, a questo deve pensare. In caso di forfait, in caso di rifiuto politico o anzi (se dovesse proseguire il drammatico conflitto) impossibilità dovuta alla guerra, sarebbero due in questo momento le compagini favorite per prendere il posto dell’Iran. Entrambe, chiaramente, dall’Asia. O gli Emirati Arabi Uniti, che hanno chiuso al terzo posto il girone finale di qualificazione; o proprio l’Iraq, la rappresentante del continente asiatico agli spareggi intercontinentali di fine marzo in Messico.


