Un disastro annunciato, quello delle quote di ingresso per lavoratori stranieri. Perché i decreti flussi si sono già dimostrati uno strumento esausto, zavorrato da una legge come la Bossi-Fini che impone di assumere persone ancora all’estero, praticamente al buio. E dai bizantinismi di una burocrazia che se da un lato ha consentito il mercimonio dei visti, ma anche vere e proprie truffe a danno di molti stranieri, dall’altro ha accumulato ritardi che hanno spesso vanificato il percorso pensato per trasformare le quote in contratti e dunque permessi regolari. E se in barba alle stime del mondo produttivo e della ricerca qualcuno si rallegra di avere meno stranieri in generale, forse non sarà altrettanto contento di sapere che nel fallimento dei decreti flussi è compresa la creazione di irregolarità. Lo evidenziano i dati, ottenuti da accessi civici ai ministeri competenti e aggiornati a dicembre 2025, del ‘Dossier flussi 2026‘, il IV rapporto annuale sugli esiti della procedura d’ingresso per lavoro della programmazione flussi triennale 2023-25 prodotto dalla campagna Ero Straniero e presentato oggi al Senato.
Nel 2022 circa un terzo delle
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