• 5 Giugno 2021
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27 anni senza Massimo Troisi. Alla radice del sogno

27 anni senza Massimo Troisi.  Alla radice del sogno

Per Freud i sogni sono la rielaborazione delle nostre esperienze operata dall’inconscio. Massimo Troisi rovescia questo rapporto: si ispira ai sogni per raccontare storie.

Non siete d’accordo? Fate bene; ma ditemi: in quale altro ambito dell’esperienza umana può succedere di diventare amici di Pablo Neruda e nello stesso tempo avere l’amore di Maria Grazia Cucinotta?

Massimo Troisi muore il 4 giugno del 1994 lasciandoci in eredità i suoi sogni (“E scusate se è poco!!”, direbbe un suo celeberrimo concittadino). Troisi non è stato certo il primo a manipolare i sogni: “siamo fatti della stessa sostanza dei sogni” scrive Shakespeare nella “tempesta” e persino nei vangeli il sogno è usato da Dio come medium per parlare agli umani.

Cosa ha fatto in pratica Massimo Troisi? Ha manomesso la lingua napoletana, la comicità di Pulcinella, l’eredità di Eduardo, la satira e la sostanza onirica per costruire le sue storie.

Questi i film girati da Troisi come regista: “Ricomincio da tre (1981)”; “Morto Troisi, viva Troisi! (1982); “Scusate il ritardo (1983)”; “Non ci resta che piangere” in co-regia con R. Benigni (1984)”; “Le vie del Signore sono finite (1987)”; “Pensavo fosse amore… invece era un calesse (1991)”; “Il postino, in co-regia con Michael Radford (1994)”.

Non capita sempre di prendere in prestito i sogni di un grande sognatore.

Il postino ultimo film di Massimo Troisi nasconde una bella storia che probabilmente pochi conoscono, si tratta di Gerardo Ferrara.

Gerardo Ferrara era un normale insegnante di educazione fisica di Sapri, ma aveva una particolarità: era incredibilmente somigliante a Massimo Troisi!

Troisi, a partire dall’autunno del 1993, era decisamente debilitato dalla malattia, ma aveva deciso di posticipare l’operazione di trapianto cardiaco che avrebbe potuto salvargli la vita per poter girare Il postino, il film che diventerà la sua più bella e pura eredità artistica.

Fu quindi contattato Gerardo con la precisa richiesta di sostituire nelle scene più pesanti un Massimo sempre più stanco e affaticato.

Appena si incontrarono per entrambi fu come guardarsi allo specchio.

E’ Gerardo che pedala sotto il sole di Procida o di Salina, si ferma ad ammirare il tramonto in cima alla collina, sempre con la bici al suo fianco.

Fu proprio a Salina che la moglie di Gerardo lo raggiunse per annunciargli di essere incinta. Massimo fu entusiasta quanto Gerardo e chiedeva sempre: “Come sta Pablito? Mi raccomando, lo dobbiamo chiamare Pablito”, che altro non era che il nome del figlio del Postino.

L’ultimo ciak fu il 3 giugno 1994. Massimo si congedò: “Vi amo tutti, non dimenticatevi di me”. Il giorno dopo, il cuore di Massimo cedette e l’attore morì nel sonno a soli 41 anni.

A Gerardo che era nel frattempo diventato un caro amico, lasciò una dedica speciale: “A Gerardo, per la pazienza e l’abnegazione con le quali ha reso più piacevole e meno faticoso il mio lavoro”.

Rientrati a Sapri, Gerardo e la moglie appresero della morte di Troisi e al bambino, nato sotto la stella di quell’ultimo film, fu dato il nome di Massimo.

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