Coincidenze significative: Jung le chiamava sincronicità.

Sicuramente non è questo il caso, però colpisce il volo simbolico del condor – dalle Ande fino a piazza San Pietro – proprio mentre, nel libro “Nessuno mai ha scoperto le Americhe per davvero”, appena uscito – Riccardo Magnani racconta di come il Perù, precisamente, finì nel mirino dei conquistadores, dopo che a Roma s’era appreso che l’illuminato principe Lorenzo il Magnifico non discendeva affatto dai Medici, ma dalla stirpe reale Inca («e un altro indio era il signore milanese Ludovico il Moro: di sangue azteco, non sforzesco»). Che ci faceva, nella fatale Firenze del Rinascimento platonico di Marsilio Ficino e Pico della Mirandola, un esponente regale americano, alleato dell’influente “collega” messo a capo dell’altrettanto prospera Lombardia? Allarme rosso, per qualcuno: il culto solare andino avrebbe potuto indebolire il potere della religione monoteista europea, sdoganata da Costantino e poi imposta brutalmente da Teodosio?

Domande: quale civiltà sarebbe sorta, se – tramite soprattutto la decisiva signoria medicea, in contatto con l’America dall’inizio del 1400 – l’antico sapere classico custodito a Bisanzio si fosse saldato con quello di Cuzco, consentendo così di recuperare le conoscenze ancestrali sulle leggi che governano l’universo? Anche per questo – scrive Magnani, esibendo prove e indizi rivelatori – si decise di fabbricare a tavolino il personaggio Cristoforo Colombo, inventando di sana pianta la sua “scoperta dell’America”, mai davvero avvenuta: quella spedizione era solo un calco delle missioni precedenti, fiorentine. Al tempo stesso, però, era il primo passo – narrativo, s’intende – per poter poi depredare la florida economia sudamericana e aggredire, fino ad annientarla, la cultura che avrebbe anche potuto insidiare il monopolio ierocratico dell’Urbe, su cui oggi – Natale 2021 – atterra (come il condor, appunto) un variopinto presepe andino.

Onestà intellettuale – ribadisce Magnani – imporrebbe di smettere di ripetere che le Americhe siano state “scoperte”: erano abitate fin dall’antichità, esattamente come il Vecchio Continente. La conquista? Un brutale progetto di dominio, concepito da chi è avvezzo a cancellare la verità e plasmare la storiografia a proprio uso e consumo. Fino all’ultima manipolazione di oggi, quella che disconosce l’azione sovrastante e incontenibile del Sole e – sempre in funzione di un progetto mondiale (stavolta il business finanziario della cosiddetta “green economy”) – pretende che sia di origine essenzialmente antropica la responsabilità dell’instabilità del clima, «che invece è ciclica e ha sempre caratterizzato il pianeta». Chi costruisce verità apparenti, si dice, lo fa per possedere la storia: ieri come oggi.

Magnani evita le polemiche frontali, preferisce agire come lo studioso che mette insieme le tessere di un puzzle. Nessun mistero, peraltro: tutto è da sempre sotto i nostri occhi, a partire dai messaggi cifrati che affollano la pittura rinascimentale. La stessa “nascita di Venere”, di Botticelli, contiene le mappe del Nuovo Mondo: solo la storia dell’arte, quella ufficiale, continua a non accorgersene. La ricerca di Magnani, grande esperto di Leonardo (depositario di quel sapere, e non a caso “pendolare” tra Firenze e Milano, «essendo lui stesso un esponente della famiglia de’ Medici, alleata con gli Sforza»), mette a fuoco un “vizio di forma” che avrebbe condizionato l’Occidente, anche attraverso l’oscurantismo vaticano, recintando il pensiero entro schemi dogmatici. Obiettivo probabile: fare in modo che l’umanità occidentale dimenticasse le sue vere origini. Da qui molte storture, che dall’Illuminismo poi arrivano all’attuale scientismo “covidiota”.

«Il guaio è che chi ha rimosso la storia, ridisegnandola a piacimento, da secoli pubblica libri e insegna nelle università». Così si cementa una consuetudine fondata sul dogma, che stenta ad accettare verità eterodosse. «Un ebreo tenderà a domandarti: e dove sta scritto? E un cristiano, abituato all’interpretazione dei testi sacri, vorrà sapere: chi l’ha detto?». Nessuno, in modo esplicito. Semplicemente, Riccardo Magnani ha unito i puntini. Un lavoro da detective, che utilizza l’analogia e la deduzione. L’America precolombiana? Un segreto irriferibile, in Europa, per quasi tutto il 1400. Ora, quella verità rimossa finalmente emerge: «I nostri primi contatti con l’America furono amichevoli, improntati a uno scambio profondo, anche spirituale. E fu l’America la prima a muoversi: fu lei a venire da noi, insediando i suoi principi a capo delle nostre prestigiose signorie».

(Il libro: Riccardo Magnani, “Nessuno mai ha scoperto le Americhe per davvero”, 36 euro, dicembre 2021. Video: Magnani, “La falsa scoperta delle Americhe”).

Fonte: Libre Idee.org

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