Sappiamo ormai (quasi) tutti benissimo che un eccesso di zucchero fa male, tuttavia sembra proprio che il consumo pro-capite del “dolce veleno” tenda inesorabilmente ad aumentare.

Un semplice motivo di questa tendenza è che, ormai, la presenza di zucchero è riscontrabile praticamente ovunque.

Prendete l’abitudine di leggere le etichette degli ingredienti apposte sui prodotti immessi sul mercato dall’industria alimentare e vi accorgerete che si trova anche in viveri insospettabili.

Lo zucchero è un fattore primario nell’eziologia di una pletora di malattie che ormai colpiscono gran parte della popolazione occidentale.

Lo zucchero, chiariamolo bene, dà dipendenza al pari di una droga.

Infatti, abbuffarsi di questa sostanza può avere effetti sul cervello molto simili a quelli causati da un abuso di sostanze stupefacenti, andando ad alterare la produzione di dopamina ed agendo di fatto sui meccanismi di ricompensa, instaurando un desiderio morboso di sapori sempre più dolci.

Arriviamo allora al dunque: una recente ricerca di un team americano, ha evidenziato come, riformulando le ricette dei prodotti alimentari confezionati, tagliando solamente il 20% dello zucchero dalle pietanze e il 40% dalle bevande, si potrebbero prevenire almeno 2,48 milioni di eventi cardiovascolari come ictus, infarti e arresti cardiaci, 490.000 decessi cardiovascolari e 750.000 casi di diabete negli Stati Uniti nel corso della vita della popolazione adulta (di età compresa tra 35 e 79 anni).

Si è calcolato inoltre che il risparmio dei costi sanitari (diretti) e sociali (perdita di produttività) porterebbe all’incredibile cifra di 160,88 miliardi di dollari in questo arco di tempo.

Queste, badate bene, sono probabilmente cifre sottostimate perché volutamente prudenziali (noto, per esempio, che non sono stati presi in esami i tumori che, è risaputo, prosperano in un ambiente ove gli zuccheri fanno da padrone).

Tali risultati, hanno notato i ricercatori, si potrebbero ottenere chiedendo alle industrie alimentari di rielaborare e riprogettare i loro prodotti riducendo lo zucchero, piuttosto che imponendo tasse specifiche o vietando nelle scuole merendine e drink confezionati o l’ancor più inutile esposizione della percentuale di zucchero presente apponendo un claim in etichetta.

È ora che tutti comprendano che il consumo di cibi e bevande zuccherate è fortemente legato all’obesità e a malattie come il diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari, che sono la principale causa di morte negli Stati Uniti.

Più di due americani adulti su cinque sono obesi, uno su due ha il diabete o il prediabete e quasi uno su due ha malattie cardiovascolari, con coloro che appartengono ai gruppi a basso reddito che sono principalmente gravati da questa situazione.

Non crediate ora che sia un problema esclusivamente americano: guardatevi intorno e ditemi quanta gente con sindrome metabolica conclamata vedete intorno a voi (la pancia non è un problemino estetico di poco conto, ma il sintomo di una sofferenza a livello metabolico già in atto).

Con una piccola rinuncia, si possono ottenere enormi risultati di prevenzione sanitaria, limitando drasticamente il numero di patologie croniche intimamente legate a come ci alimentiamo, beviamo ed alla drammatica carenza di attività fisica.

In Italia abbiamo i bambini più sovrappeso d’Europa. Cominciate a chiedervi come mai possa essere successo ed agite per evitare di condannarli ad una vita adulta con malattie purtroppo ormai diffusissime.

 

Fonte: massimospattini.com

 

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