È partita ieri l’operazione vaccinazione dei bambini, con una circolare del ministero della Salute che spiega che dal prossimo 16 dicembre anche nella fascia di età 5-11 anni sarà possibile ricevere una mini dose a cui ne seguirà una seconda a distanza di almeno 21 giorni dalla prima.

Per i piccoli più fragili prevista anche una immediata terza dose, che sarà disponibile a 28 giorni della seconda. Quindi questo gruppo di bimbi fragili riceverà ben tre dosi in meno di due mesi, record assoluto da quando è partita la campagna vaccinale in Italia e in tutto il mondo. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ieri ha lanciato un appello ai genitori perché inizino le prenotazioni e risolvano eventuali dubbi parlando al pediatra di fiducia invece di leggere la qualunque sui social. «Su una materia così delicata», ha spiegato il ministro, «bisogna fidarsi di chi ha dedicato una vita a questa materia. Non ci si può fidare di un social network, non ci si può affidare a un talk show o a una battuta televisiva: affidiamoci alle persone che per competenza, per storia, per esperienza hanno tutti gli elementi per poter valutare. Abbiamo una grande fortuna ad avere alcuni dei pediatri e dei medici migliori a livello globale, questo ci viene riconosciuto da tutti, fidiamoci di loro».

Certo abbiamo ottimi pediatri e ai genitori non c’è manco da dare quel consiglio, perché tutti sulla salute dei bimbi si rivolgono a loro. Per quanta esperienza possano avere, è fuori di dubbio che non sappiano assolutamente nulla degli effetti di questa mini dose sui bambini, e se dicessero il contrario mentirebbero. Ma ormai la campagna governativa ha deciso che tutti i bimbi debbono essere vaccinati e che questa è solo la prima fase (perché poi verranno anche le fasce 0-4 anni), e certamente i pediatri che lavorano con il servizio sanitario nazionale sentiranno il peso di questa spinta «politica».

Nell’opinione pubblica sui vaccini ai bimbi c’è molta incertezza e come abbiamo visto anche gli esperti cui eravamo abituati sono molto divisi su questa campagna. C’è chi sostiene che i dati della sperimentazione sono troppo esigui per avere certezze e quindi bisogna attenderne altri dalla vaccinazione in corso in Israele e negli Stati Uniti, e chi è perplesso nell’usare i più piccini per proteggere la salute dei più grandi. Di fronte a questa obbiezione piuttosto diffusa, gli esperti più governativi sostengono che anche i bambini rischiano la salute, perché in questo momento sarebbero il motore dei contagi e in qualche caso contraggono la malattia in forma grave. A questo punto controlliamo i dati per verificare.

È vero che la fascia di età in cui contagi crescono di più è quella scolastica. Non è però una novità: è accaduto in ogni ondata della pandemia finché sono restate aperte le scuole. Crescita altissima nella seconda ondata quando la scuola restò aperta in gran parte di Italia e in quella fascia i contagi salirono del 1.073,10% in due mesi contro ad esempio il 164% degli ultraottantenni o il 300% circa di quarantenni e cinquantenni. La stessa cosa è accaduta quest’anno guardando i dati dei contagi fra il 15 settembre e il primo dicembre, ma in proporzione minore rispetto alle altre fasce di età. Fra 0 e 9 anni +19,42%, fra 10 e 19 +11,75% contro il 6,28% degli ultraottantenni e il 9% circa di trentenni e quarantenni.

Quindi il contagio fra i più piccoli cresceva di più l’anno scorso di quest’anno, in cui tutte le altre fascia di età risultano vaccinate per la stragrande maggioranza. Non regge di fronte ai numeri quindi la tesi degli esperti governativi: non c’è una vera emergenza contagi fra i più piccoli e i numeri assoluti sono anche lì un quarto di quelli dell’anno scorso.

Non regge nemmeno di fronte alla logica: il problema è sicuramente la scuola (e lo è sempre stato), dove le regole sul distanziamento sono praticamente impossibili da mettere in pratica quanto più piccola è l’età dei bambini.

Ma è stato il governo a insistere sulla scuola aperta e lo stesso premier a volere i bimbi in classe anche quando fra di loro è stato individuato un contagio. Se li si mette nella condizione di contagiarsi di più, non si capisce poi perché si usa questo argomento per spingere i genitori a vaccinarli: ora il contagio si diffonde di più in quelle fasce di età per colpa del governo, non per colpa dei bambini.

Quindi non ci sono motivi scientifici seri per spingere alla vaccinazione dei più piccoli, ed è assai saggio seguire il consiglio di esperti come Andrea Crisanti e Maria Rita Gismondo, aspettando dati più ampi sulle reazioni avverse al vaccino per poi prendere in serenità la decisione.

Franco Bechis 

Fonte: Il Tempo.it

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