Sono 60 gli uccelli curati e rimessi in libertà al Parco del Conero, nelle Marche, solo nell’ultimo anno. L’Ente Parco con il supporto della Lipu da anni lavora per preservare la straordinaria avifauna dell’area naturale, un impegno che potrebbe valere all’intera Riviera del Conero il riconoscimento di Patrimonio dell’UNESCO.

Merli, cinciallegre, tortore, gruccioni: sono questi alcuni dei 60 uccelli curati e rimessi in libertà al Parco del Conero, nelle Marche, solo nell’ultimo anno. La fortunata posizione in cui sorge l’area naturale, su di un promontorio a picco sul mare Adriatico, rende la zona molto suggestiva per i visitatori e soprattutto un approdo confortevole per gli uccelli che transitano nelle vicinanze.

Un bilancio estremamente positivo realizzato con la collaborazione e il supporto operativo della sezione locale della Lipu, diretta da Norma Barbini. Ogni anno il Parco cura, accoglie e rimette in libertà un gran numero di animali selvatici, soprattutto uccelli. Il più delle volte si tratta di esemplari feriti, oppure ancora troppo immaturi per provvedere al proprio sostentamento. Un’azione mirata che consente la conservazione delle specie faunistiche che vivono o transitano all’interno del Parco del Conero.

«Dal report annuale della Lipu che svolge operativamente questo servizio – spiega il direttore dell’Ente Parco del Conero Marco Zannini – sono stati assistiti 73 volatili di varie specie, presi in carico dopo il recupero a causa di investimenti, cadute dei piccoli dai nidi, intossicazioni di varia natura e altre fattispecie».

Dei 73 esemplari accuditi dal personale Lipu nel Parco 5 sono deceduti, 60 sono stati liberati e il resto attende di rimettersi completamente per riprendere a spiccare il volo. «L’obiettivo primario – spiega il direttore Zannini – è assisterli e metterli in condizione di poter tornare in libertà. La degenza media è di circa 19 giorni. Alcuni vengono assistiti quando ormai è tardi per poterli aiutare, ma per la maggior parte, gli interventi sono tempestivi e riusciamo a liberarli. Già 60 di questi sono stati introdotti nella zona di riserva orientata del Parco dove per loro sarà più facile riprendere la loro vita abituale e contribuendo al ripopolamento locale».

Il lavoro svolto dagli operatori del Parco e dagli attivisti mira, infatti, a preservare e incrementare la già straordinaria avifauna del Parco. Accanto alle specie stanziali come il falco pellegrino, la civetta, il barbagianni, l’allodola e il cardellino, l’area naturale anconetana accoglie anche numerose specie di migratori come l’usignolo, l’upupa, la rondine montana e il rondone pallido. Tra gli uccelli d’acqua non è raro vedere presso gli stagni di Portonovo la gallinella d’acqua, la folaga, il martin pescatore. La particolare biodiversità avifaunistica rende il Parco del Conero uno dei luoghi più noti in Italia per l’attività di birdwatching e di trekking.

La gran parte del lavoro degli operatori avviene in estate, con gli esperti che vengono chiamati per assistere i volativi feriti ed affidati alle cure veterinarie e all’assistenza dei volontari che ne monitorano le condizioni e ne accertano lo stato di salute durante la degenza prima della liberazione. Tra i tanti volatili accuditi dai volontari figurano anche un gheppio e due civette, recentemente trasferite al vicino Centro recupero rapaci del WWF di Jesi, anche loro in attesa di tornare al più presto in libertà.

Proprio la capacità del Parco di «contenere gli habitat naturali più rappresentativi e più importanti per la conservazione delle biodiversità», ha reso possibile per la Regione Marche candidare l’intera Riviera del Conero come Patrimoni dell’Umanità UNESCO.

In attesa del riconoscimento, il Parco e i volontari della Lipu continuano a lavorare per preservare la fauna e la ricchezza ambientale prendendosi cura di una natura troppo spesso sfruttata dall’uomo.

 

Fonte: kodami.it

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