Parla la vicina di casa. “Gli ha urlato: vieni subito qui”. L’uomo arrestato per omicidio. La madre sotto shock: “Il mio bimbo sul letto coperto di sangue”.

“Avevo sentito il bambino che scendeva di corsa le scale. E il padre che dal pianerottolo gli urlava “Matias vieni qui. Vieni qui!”. Mi sono avvicinata alla porta di casa pensando “Se serve lo faccio entrare”. Poi, però, silenzio. Matias è sempre stato un ragazzino ubbidiente. Sarà tornato su, ho immaginato. Dopo un pò – fuori era già buio, sento di nuovo urlare. “Oddio, sarà quell’ubriacone del marito che sta menando di nuovo Marjola”. Così, ho preso il telefono e ho chiamato il 112. Mai avrei potuto immaginare che, al piano di sopra, c’era già quel tesoro di bambino, morto ammazzato. Come farà adesso la mia amica a continuare a vivere?”.

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Seduta sul divano della sua casa a Cura di Vetralla, Tina Houessou racconta così l’orrore che ha sconvolto questo borgo della Tuscia viterbese perso tra castagni e noccioli. Si mette le mani nei capelli, una cascata rasta di riccioli neri, come si portano nel suo Togo, da cui è arrivata 25 anni fa insieme al marito. E’ lei che martedì sera ha chiamato i carabinieri. Arrivati in cinque minuti in Stradone Luzi per trovarsi di fronte a una scena che spacca il cuore: un bimbo morto, riverso sul lettone di mamma e papa in una pozza di sangue, con la gola tagliata.

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La madre, Marjola 37 anni, di origini albanesi e colf ad ore, che si dispera: “Matias è sul letto coperto di sangue”. Il padre, Mirko Tonkov, quarantaquattro anni, polacco, steso in un’altra stanza, privo di sensi. Verrà arrestato poco dopo con l’accusa di omicidio volontario. Il provvedimento lo raggiunge mentre è all’ospedale di Belcolle a Viterbo. Dove fino a ieri ancora non aveva ripreso conoscenza. Anche la mamma sotto choc viene ricoverata nella stessa struttura. E così lo zio Ubaldo, marito della sorella di Marjola tra i primi ad arrivare nella casa dell’orrore. Dall’8 settembre il papà di Matias, che faceva il gommista ma da tempo era disoccupato, “era stato raggiunto dalle misure cautelari dell’allontanamento dalla casa familiare e dal divieto di avvicinamento”, spiega il colonnello Andrea Antonazzo, comandante provinciale dei carabinieri. Dunque non si poteva avvicinare al bambino. E in effetti in paese non si vedeva da tempo, anche perché aveva contratto il Covid e fino all’altra mattina era in isolamento in un ospedale romano.

Ma qualcosa martedì è andato storto. Il piccolo era stato preso a scuola, dove frequentava la quarta elementare, proprio dallo zio Ubaldo che gli aveva proposto di pranzare insieme. Ma il bambino aveva preferito tornare a casa. “La mamma ha lasciato tutto pronto”. Chi ha aperto al padre allontanato per maltrattamenti? Nel portone non ci sono segni di forzature. E’ stato lo stesso bambino ad aprire? Oppure Mirko Tonkov aveva ancora con se un mazzo di chiavi? “L’indagine è stata molto articolata, non è nata da una denuncia della persona offesa, ma da persone che sentivano parlare dei maltrattamenti”, spiega il procuratore della Repubblica di Viterbo Paolo Auriemma che sul corpicino del bambino ha disposto per oggi l’autopsia. Di certo si sa che la mamma non è mai stata lasciata sola dai carabinieri.

La marescialla Stefania Andolfi, della stazione di Vetralla la chiamava quasi ogni giorno. “L’avevo sentita l’ultima volta lunedì”, racconta mentre insieme ai colleghi piantona l’entrata della casa. “Mi aveva detto che tutto andava bene e che il marito non si era più fatto vedere. Sono stata io tra i primi ad entrare nell’appartamento e da mamma posso dire che è stata una scena straziante”. Anche a Tina Houessou la donna aveva raccontato che tutto filava liscio. “Domenica ero stata da lei – dice – con Matias abbiamo visto i cartoni in tv”. A Cura di Vetralla ieri nessuno aveva voglia di parlare. Il sindaco Sandro Aquilani ha organizzato in serata insieme al parroco della chiesa del Soccorso una veglia di preghiera. Mentre sulla parete della scuola media, all’ora di uscita dei ragazzi è comparso uno striscione: “Angioletto sarai sempre nei nostri cuori”.

Fonte: La Repubblica.it

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