Ho sempre pensato che la diversità femminile, in tutti i suoi aspetti sia spirituali che materiali, possa fare sinergia con l’azione maschile non solo nella vita quotidiana, ma soprattutto nelle circostanze di più largo interesse generale come quelle che stiamo vivendo in questo sciagurato momento storico.

Nessun problema può trovare una vera soluzione tramite la soppressione progressiva e irreversibile – se non fermata recisamente -di libertà e diritti che, in un paese democratico, non sono negoziabili.

Un diritto non è quello che qualcuno ci concede, ma è ciò che NESSUNO ci può togliere!

La grande partecipazione di donne, giunte numerosissime da tutta Italia e non solo – c’erano anche rappresentanti tedesche, greche, francesi e da altri paesi europei –, ha inteso affermare, in modo pacifico, allegro e colorato, ma comunque fermo e determinato, il totale dissenso per quanto sta avvenendo nel nostro Paese e per la grave emergenza democratica che sta vivendo.

In questo senso ci dobbiamo sentire tutti impegnati, anche singolarmente, senza cadere nel tranello, artatamente costruito tramite paure e ricatti, di “buoni” e “cattivi”, di “guariti” e “contagiosi”, che non ha alcun fine se non quello di dividerci per disarticolare una protesta giusta e crescente.

La verità si può coprire, ma alla fine emerge sempre, è solo questione di tempo. Sta a noi tutti non perderlo, perché non dobbiamo delegare, né abdicare al ruolo di protagonisti del nostro presente e del nostro futuro.

Quindi “Venere Vincerà” non vuole essere una vittoria di genere, ma la presa di coscienza della importanza che le donne, con gli stessi coraggio, sacrificio e determinazione che da sempre caratterizzano il loro impegno familiare e sociale, mettano al servizio del Paese quella diversità femminile che non intende escludere, ma guidare.

Alla manifestazione di Firenze hanno partecipato diverse donne di Viterbo e provincia e siamo certe che si uniranno tante altre, personalmente non farò mancare il mio contributo di informazione e ascolto, perché amo il mio Paese, la sua identità, la sua cultura, la sua storia, la sua gente e mi riconosco totalmente nelle parole di una grande donna e giornalista quale era Oriana Fallaci: “Questa Italia che c’è, anche se zittita, irrisa, insultata, guai a chi me la tocca, guai a chi me la invade, guai a chi me la ruba!”

Antonella Bruni

Una guerra in atto contro il regime.

In questi giorni stiamo sentendo i media che parlano compulsivamente di una sorta di “stretta” del certificato razziale vaccinale che verrebbe rilasciato solamente ai vaccinati e ai guariti e non più a coloro che decidono di sottoporsi al test del tampone. Circa tre settimane fa i quotidiani del regime, in particolare La Stampa della famiglia Elkann, iniziarono a parlare di una proroga sicura del certificato razziale vaccinale a marzo. Una settimana dopo la presunta proroga venne persino spostata in avanti a giugno. I media scrivevano tutto questo facendo credere che il regime Draghi fosse già pronto con la penna in mano a firmare questa estensione. Sono passati venti giorni e ancora siamo in attesa di questa presunta estensione.

Andiamo ora ancora più indietro nel tempo, e precisamente alla conferenza stampa dello scorso settembre nella quale Draghi annunciava il certificato razziale vaccinale. In quell’occasione, un “giornalista” al soldo del regime poneva a Draghi una domanda evidentemente preparata sulla possibilità di introdurre l’obbligo vaccinale. Draghi rispondeva laconicamente “sì” alla domanda senza aggiungere nulla sulle modalità di questa applicazione né tantomeno sulla necessità di introdurlo visto che il governo aveva scelto la strada dell’obbligo indiretto tramite l’estorsione del certificato verde. Il giorno dopo tutti i quotidiani scrissero titoli a nove colonne sull’obbligo vaccinale. Sono passati ormai due mesi e ancora non c’è nulla. Continuiamo quindi a constatare che il principio fondante della strategia del regime è quello della guerra psicologica.

L’avversario vuole costringere alla resa chi non si sta opponendo facendogli credere che altre ulteriori restrizioni sono alle porte. Ogni giorno piovono nuove minacce, ma al momento nessuna di queste minacce è stata tramutata in realtà e in provvedimenti effettivi. In questo senso, i media rivestono il ruolo di apparato terroristico che ha il preciso scopo di intimidire e costringere la popolazione alla resa vaccinandosi. Quello che viene taciuto dal regime e dal suo organo di propaganda è che già ora ci sono gravi problemi di personale sia nel settore pubblico e privato. Negli uffici delle forze dell’ordine ci sono gravi carenze di organico. Nel trasporto pubblico e privato mancano all’appello tantissimi autisti e il servizio si sta paralizzando. Nelle strade ci sono cumuli di spazzatura perché i netturbini si sono uniti al boicottaggio contro il certificato razziale vaccinale.

C’è una guerra in corso degli italiani contro il regime e questa guerra non viene riportata nelle pagine dei giornali. Al momento, sono gli italiani che la stanno vincendo perché non c’è stata la corsa al vaccino che Draghi e gli altri sicari del Grande Reset avrebbero voluto. Se le assenze nei posti di lavoro dovessero continuare anche oltre dicembre, la produzione nazionale rischierebbe la paralisi completa. Pertanto fino a quando il regime non mostra veramente le sue carte, non bisogna assolutamente fare nulla. Occorre continuare a fare ciò che si sta facendo. Se Draghi vuole veramente andare oltre il 31 dicembre dovrà prepararsi ad affrontare le conseguenze di una nazione ormai in rivolta. E Draghi ha un grosso problema. Una larga parte delle forze dell’ordine e delle forze armate non lo segue più. Qualsiasi aumento delle restrizioni rischia di essere un boomerang tremendo per la dittatura mondialista. L’odio degli italiani contro il regime Draghi cresce giorno dopo giorno.

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