Il giovane chef italiano a Manhattan investe sul ritorno dei visitatori europei e punta alla stella Michelin: “Piatti belli e colorati, esplosione di sapori e creatività: così voglio rinconquistare il pubblico”.

Celebrare il ritorno dei turisti europei (italiani in particolare) nella Grande Mela con una (ri)apertura. Philip Guardione, lo chef cresciuto all’ombra dell’Etna proprietario dei ristoranti Piccola Cucina, non ha avuto dubbi quando si è trattato di scegliere il giorno per riaprire ufficialmente il locale su Spring Street, il quinto dopo gli altri due di Manhattan (uno sempre a Soho e uno nell’Upper East Side), in Montana e a Ibiza. “La scelta non è casuale – racconta a IlGusto – Quando arrivai a New York City per una semplice vacanza fui rapito immediatamente dai suoi colori e dalla sua energia, decidendo di lì a poco di avviare il percorso imprenditoriale che ha portato a Piccola Cucina. Oggi quindi intendo celebrare la possibilità per gli italiani di coltivare il proprio sogno legato a questa meravigliosa città segnando un traguardo importante per il mio di sogno, che sono riuscito a realizzare grazie ad un gruppo di lavoro straordinario”.

Classe 1981, nato a Catania e cresciuto a Francavilla di Sicilia, in provincia di Messina, Guardione, dopo la scuola alberghiera, gli inizi a Milano e un periodo a Parigi, è tornato nella città lombarda per lavorare al Four Seasons con Sergio Mei per sei anni. Quindi, nel 2007, è arrivato a New York per una visita, ma è rimasto rapito dal dinamismo della metropoli. “Ogni singolo giorno c’è qualcosa di nuovo, devi pensare, creare, fare costantemente”, prosegue. Un anno dopo il suo arrivo ha aperto il primo locale, Piccola Cucina Enoteca, in cui proponeva una cucina gourmet, una scelta che non funzionava, così ha deciso di concentrarsi su proposte della cucina siciliana: “Oltre dieci anni fa non era la New York di oggi, c’era meno conoscenza anche dei prodotti, dell’impiattamento – spiega lo chef – Abbiamo cambiato rotta virando su piatti piu’ tradizionali, ma con tecniche e cotture moderne, in modo tale da alleggerirli un po’, e la clientela ha apprezzato. Poi siamo arrivati ad un punto in cui abbiamo deciso di modificare l’approccio con cui eravamo partiti – continua il giovane imprenditore – Anche perché il palato degli americani è completamente cambiato”.

Piccola Cucina – prima nella classifica dei ristoranti di Manhattan su Tripadvisor – ora propone un menu che rende omaggio con i propri sapori alle origini siciliane di Guardione, ma non manca di innovazione e creatività, il tutto puntando su materie prime di altissima qualità. Per la riapertura di Piccola Cucina Osteria lo chef ha scelto di rivoluzionare la carta con numerosi piatti inediti, come hamburger di polpo, cacio e pepe con bottarga e lime, tataki di tonno con carciofi. “Il lavoro svolto in tutti questi anni ci ha portati ad un servizio di assoluta eccellenza nell’ospitalità dei nostri clienti.

Piccola Cucina è un luogo di ritrovo accogliente dove le persone possono davvero avere una esperienza unica. Con l’introduzione di questi nuovi piatti nel locale su Spring Street abbiamo raggiunto un livello molto alto di sperimentazione e sofisticazione di tutti i sensi”, dice lo chef. “Sono piatti esteticamente belli da vedere, colorati, con una incredibile esplosione di sapori e profumi che lasciano sorpresi i clienti – sottolinea ancora – Ci sentiamo pronti per la Stella Michelin che, per noi, rimane un traguardo, ma allo stesso tempo motivo di continua spinta a migliorarci. Un po’ quello che ti insegna la città di New York”.

Guardione si dice molto soddisfatto di come stanno andando le cose dopo il Covid: “Stiamo lavorando bene”, anche grazie agli spazi esterni, che hanno praticamente raddoppiato la capienza. Neppure il pranzo, puntando sulla qualità con un menu a prezzo fisso, ha sofferto. Durante la pandemia ha anche deciso di lanciare il servizio di consegna a domicilio, che poi ha voluto proseguire: “Pensavo distraesse dal focus della ristorazione, invece è stato un successo, tiene vivi e fa conoscere, è un ristorante parallelo, sta andando alla grande”.

Fonte: La Stampa

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