E Vaia ribadisce “Vanno vaccinati solo i bambini fragili”.

Da una parte il ministero della Salute già prepara la massiccia campagna di comunicazione, con tanto di pediatri in tv, per convincere i genitori a vaccinare i bambini. Dall’altra qualche esperto, e ora pure l’Oms, che frenano sulla punturina ai pargoli. Lo avevamo segnalato già qualche giorno fa: tra gli scettici si è iscritto pure Francesco Vaia, che di mestiere non fa l’ortolano o il meccanico, ma il direttore dell’Inmi Spallanzani di Roma, ovvero l’ospedale di riferimento per le cure anti Covid. “Ho detto più volte che il tema non è vaccinare o non vaccinare i bambini ma in questa fase dell’epidemia ritengo che sia giusto immunizzare solo i bambini fragili”, ha ribadito oggi. E lo ha fatto anche sulla base di un recente appello del direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus.

Possibile? Sì, è così. Anche l’Oms s’è detta critica sulla decisione dei governi (l’Italia sta solo aspettando il via libera dell’Ema) di allargare agli under 12 la platea degli immunizzabili. “Non ha senso dare la dose booster ad adulti sani o vaccinare i bambini, quando nel mondo ci sono operatori sanitari, anziani e altri gruppi ad alto rischio che stanno ancora aspettando la loro prima dose”, ha spiegato il direttore. La priorità, ritiene l’Oms, dovrebbe essere frenare l’infezione in quella parte del mondo dove la vaccinazione procede con minore velocità. “Ogni giorno – ha denunciato Ghebreyesus – si somministrano 6 volte più dosi booster a livello globale rispetto alle dosi primarie nei Paesi a basso reddito. Questo è uno scandalo che va fermato”.

L’Oms, va detto, ne fa una questione di redistribuzione delle dosi, in un’ottica diciamo terzomondista su cui possono anche sorgere dei legittimi dubbi. Vaia invece mette sulla bilancia “rischi” e “benefici”. Ed è tutto un altro discorso. “In Israele – ha detto – hanno visto che ci sono casi di miocarditi nei bambini e quindi vaccinano solo i fragili. Io credo che sia saggio in questo momento vaccinare nella fascia 5-11 anni solo loro. Se dovessero cambiare le cose e avremo maggior elementi scientifici su questo tema si potrebbe pensare di estenderla a tutti. Resto favorevole gli over 12 perché hanno una maggiore socialità. La responsabilità sociale, ribadisco, non deve essere dei bambini ma degli adulti, dei genitori, dei nonni e dei docenti”.

Fonte: Nicola Porro.it

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