I felini ci seguono per «verificare» se stiamo bene e confermare un rapporto di convivenza che ha bisogno di rinnovarsi ogni giorno.

Questa foto è stata scattata ieri mattina nel bagno di casa: si può facilmente immaginare dove fossi seduto io e perché. Non credo di essere l’unico a ritrovarsi, poco dopo aver lasciato il letto, in una situazione del genere.

I gatti spesso amano svegliare gli umani con cui vivono – a volte decisamente troppo presto, come è capitato a tutti noi –, e di certo adorano accompagnarli una volta svegli. È una specie di verifica, di conferma di un rapporto di convivenza che ha bisogno di rinnovarsi ogni giorno. Dal punto di vista del gatto (e del cane), il nostro riposo notturno è del tutto incomprensibile. Nessun animale dorme così a lungo e senza interruzioni: soltanto noi lo facciamo.

Abituato ad alternare sonno e veglia e a non trovare una grande differenza tra una passeggiata diurna e una notturna, tra la colazione e lo spuntino di mezzanotte, il gatto deve assistere ogni sera a questo strano rito esclusivamente umano che ci fa abbandonare improvvisamente la posizione eretta per immobilizzarci in una posizione che non assumiamo praticamente mai quando siamo svegli, e letteralmente scomparire dall’esistenza per sette, otto o più ore. Deve sembrargli davvero assurdo.

È per questo che la mattina successiva, e dunque ogni mattina, è come se il mondo risorgesse da capo, ritrovasse il suo equilibrio, si ripopolasse per ritornare così come nella mente del gatto dev’essere: un posto dove un certo numero di umani condividono l’esistenza con un certo numero di altri animali.

Otto in questo è paradigmatico: riesce sempre ad essere presente quando mi sveglio, e non c’è modo di allontanarlo (neanche motivo, del resto) almeno finché non scendo di sotto a prepararmi il caffè. Ma anche gli altri mici, a turno o in gruppo, non si comportano diversamente: tutt’al più, sono meno abitudinari o meno costanti di Otto. Nella foto insieme a lui c’è Sergio, ma spesso in bagno compare anche Jefferson; più raramente Lola o Laura (le femmine sembrano essere più indipendenti e meno coccolone, ma forse è soltanto un’impressione).

La tappa in bagno diventa così un’occasione per ritrovarsi e assicurarsi reciprocamente di stare bene. Curiosamente – ma anche questo, a ben pensarci, è tipicamente felino – non tutti i nostri mici si strusciano o chiedono coccole, e, quando lo fanno, dopo un po’ in ogni caso smettono: ma non se ne vanno, e restano invece immobili ad aspettare che sia io il primo a lasciare la stanza. I gatti, del resto, padroneggiano come pochi l’arte dell’attesa: e dentro questa attesa mattutina esprimono tutta la loro affettività. Goderne è un vero privilegio.

Fonte: Corriere della Sera.it

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