Per quanto la politica lo dichiari e il decreto lo richieda, attualmente a livello tecnico l’app di verifica dei green pass non permette di revocare una certificazione a chi è stato contagiato. Con rischi importanti per la collettività.

Stasera a Fuori del Coro abbiamo visto un servizio dove sono state intervistate alcune persone positive al test ma hanno il green pass valido, purtroppo la cosa non è una sorpresa, infatti già il 13 agosto la testa on line WIRED ha già posto il problema, infatti curiosando tra le righe di codice dell’app VerificaC19 si può scoprire che in Italia non esiste un sistema per revocare il green pass in caso di positività successiva alla vaccinazione.

Il che tecnicamente sarebbe anche corretto, poiché quello che in Italia è chiamato green pass non è altro che il Covid-19 Green Certificate europeo***,*** una certificazione personale che attesta che il suo possessore sia guarito dal Covid, abbia fatto un tampone molecolare negativo o sia stato sottoposto a una o due dosi di vaccinazione: una positività non può cancellare il fatto che una persona si sia vaccinata. È ovviamente necessario però un sistema che metta in pausa la validità del green pass in caso di malattia o frode, in modo che una persona con il certificato valido non possa andarsene in giro quando dovrebbe invece effettuare la quarantena. Nonostante la legge lo preveda, però, in Italia attualmente questo non è possibile.

Nell’Unione Europea non esiste un database condiviso che raccoglie tutti i dati sanitari dei cittadini europei. È necessario quindi, per spostarsi tra gli stati, dimostrare tramite un certificato accompagnato da un documento d’identità di essere guariti dalla malattia o di essersi vaccinati. Nella maggior parte dei paesi europei si è pensato a una soluzione che permettesse di revocare – o almeno temporaneamente sospendere – le certificazioni in casi quali una positività al coronavirus, o in caso di certificati contraffatti o trafugati. Un sistema di sospensione, tuttavia, in Italia non esiste.

A svelare questo particolare è stato il docente e imprenditore Matteo Flora, con la collaborazione dell’avvocato Carlo Piana e dell’ingegnere informatico e professore di cybersicurezza al politecnico di Milano Stefano Zanero.

In un video pubblicato su YouTube, Flora spiega il problema evidenziando come “nonostante la legge italiana dica «se ti ammali ti revoco il green pass», questo non è tecnicamente possibile nell’infrastruttura che esiste adesso”.

Infatti, nonostante il Dpcm che regola l’utilizzo dei green pass dica a chiare lettere che la certificazione verde potrà essere revocata da una struttura pubblica, da un medico di medicina generale o da un pediatra di libera scelta, nel codice dell’applicazione VerificaC19 non esiste un sistema per farlo.

In Italia quindi si è optato per un sistema più comodo che autorizzasse una singola volta la certificazione verde dandole validità fino alla sua data di scadenza. Una scelta comoda che, però, è stata fatta a discapito dell’implementazione di un sistema che consenta l’invalidazione dei certificati e, soprattutto, mettendo a rischio la salute delle persone. Il decreto che regola la revoca dei green pass è stato stilato senza verificarne l’attuabilità pratica mediante uno strumento deputato alla funzione.

Il ministero della Salute dovrebbe trovare un sistema che permette di rispettare la privacy dei cittadini e nel contempo consente la revoca temporanea delle certificazioni, almeno in caso di attestata positività. Altrimenti, il risultato sarà simile a nascondere la polvere sotto il tappeto.

Il green pass è una sicurezza? Il vaccino ci renderà liberi? Forse sarà il caso che continuiamo a proteggerci con il distanziamento e le mascherine. Soprattutto dobbiamo abituarci a convivere con il virus finche non scema naturalmente.

Cosa è fake news? cosa è disinformazione? lasciamo ai posteri la risposta.

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