Teorico del surrealismo, lo scrittore francese André Breton propose agli inizi del ‘900 un metodo per far emergere dalla carta l’inconscio delle persone; condizionato dagli studi di Sigmund Freud, avvenuti pochi anni prima, raggiunse risultati quantomeno unici.

L’inconscio: la parte nascosta della nostra psiche in grado di manifestarsi solo in determinate condizioni e attraverso intricatissimi meccanismi; André Breton e il surrealismo in generale furono assoluti ammiratori di questa misteriosa e suggestiva zona dell’Io, tanto da dedicargli opere d’arte d’ogni genere. La corrente in questione, infatti, è nota soprattutto per l’assurdo cinema e per la stravagante pittura, ma non bisogna dimenticarsi della sua originalità anche a livello letterario.

Il teorico del surrealismo, d’altronde, oltre al suo modo del tutto inconsueto di scrivere romanzi (vedi Nadja) o poesie, affermò la possibilità di far letteratura attraverso la cosiddetta “scrittura automatica“; questa, già talvolta utilizzata da Freud e i suoi successori, entrava così per la prima volta nell’ambito artistico, staccandosi pertanto dall’originale medico. L’automatismo psichico è un procedimento del pensiero sciolto dalle briglie della ragione, dell’etica, del dovere, delle convenzioni e delle convinzioni.

André Breton

La scrittura è detta “automatica” perché deve avvenire senza l’intervento di Io e Super-Io, ossia in maniera quasi inconsapevole; il suo scopo è quello di trasmettere, nell’istante stesso in cui nascono, le idee della mente, senza rifletterci e senza avere un movente individuabile. Scrivere idee “fluttuanti”, libere di manifestarsi senza obbedire neanche a criteri lessicali e formali.
Breton sostenne contro innumerevoli critiche la scrittura meccanica, nata dal flusso creativo del subconscio e, quindi, senza essere influenzata da alcun tipo di ostacolo razionale, sociale o estetico; critiche che durarono, nei confronti non solo della tecnica ma del surrealismo intero, per tutta la durata della sua vita.

Pare che talvolta, addirittura, i surrealisti si incontrassero tra loro, in gruppo, per addormentarsi e raccontarsi, oltreché trascrivere, i sogni appena fatti, così come ritornavano alla mente, dunque in maniera automatica, senza alcun intervento modellatore successivo.

Il poeta francese ci ha lasciato peraltro un “manuale d’istruzioni” per riuscire a compiere la scrittura automatica:

  1. Situati in un luogo il più propizio possibile alla concentrazione dello spirito
  2. Inserisci lo stato più passivo o ricettivo di cui siamo capaci
  3. Per fare a meno del genio, del talento, del genio e del talento degli altri
  4. Diciamo ripetutamente che la letteratura è uno dei percorsi più tristi che conducono ovunque
  5. Scrivi velocemente, senza un argomento preconcetto, scrivi abbastanza velocemente per non essere in grado di frenare e non essere tentato di leggere ciò che è scritto
  6. Lascia che la prima frase venga in mente e così sinteticamente
  7. Continua a scrivere. Abbi fiducia nella natura inesauribile del soffio
  8. Se il silenzio minaccia, a causa di una mancanza, dobbiamo chiamare “mancanza di disattenzione”, qui, interrompere
  9. Seguendo la parola metti una qualsiasi lettera e quindi ritorna allo stato di arbitrarietà.

Lasciamo, in conclusione, il primo risultato giuntoci di questi tentativi “metafisici” di Breton e i suoi colleghi:

Le cadavre / exquis / boira / le vin nouveau (Il cadavere squisito berrà il vino novello)

By Simone Chiani

Nato nel 1997. Viterbo. Diplomato al Liceo Psicopedagogico e laureato in Lettere Moderne. Autore dei libri Evasione (Settecittà, 2018) e Impronte (Ensemble, 2020).

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