Aumentano di giorno in giorno nel comprensorio orvietano le manifestazioni dei gruppi  aderenti a campagne “no green pass”, che fanno della nostra cittadina uno dei maggiori riferimenti a livello nazionale della lotta all’uso della carta verde.

Apripista nel nostro territorio è stato un docente delle scuole medie di piazza Marconi che, per protestare contro l’uso “indiscriminato” e quasi “vessatorio” della carta verde, si è ritrovato sospeso dal suo lavoro e privato dello stipendio.

Eclatante la sua protesta portata alla ribalta da quotidiani e emittenti nazionali e locali.

Il green pass è stato prospettato come una misura ovvia, di buon senso, uno “strumento di libertà” necessario  per ritornare alla vita normale.

Ma così non è dal punto di vista giuridico né da quello sanitario.

Non lo è dal punto di vista giuridico, visto che il Garante della privacy aveva espresso numerose perplessità sul provvedimento governativo, che avrebbe potuto determinare discriminazioni fra i cittadini.

Giustamente il garante ha evidenziato le molte Incongruità presenti con conseguenze per “la limitazione delle libertà personali effettuata anche attraverso il trattamento di dati sulla salute degli interessati, realizzata attraverso la previsione di subordinare l’accesso a luoghi e a servizi al possesso di una certificazione attestante l’avvenuta vaccinazione o guarigione da Covid19, o l’esito negativo di un test antigenico o molecolare”.

Ma il green pass non è una misura basata su fondamenti logici neanche dal punto di vista sanitario, essendo la sua efficacia in termini di contenimento del contagio quantomeno controversa.

L’Agenzia Italiana del Farmaco, in sede di approvazione dei vaccini, aveva ammonito, a differenza di quanto ora sostiene il nostro governo, che “essere vaccinati non conferisce un ‘certificato di libertà’ ma occorre continuare ad adottare le necessarie misure di contenimento del rischio d’infezione”.

Vi era infatti la possibilità che i vaccinati continuassero a infettarsi e a contagiare, cosa che gli ultimi dati sull’andamento dei contagi stanno evidenziando.

Numerosi studi scientifici ora confermano che l’efficacia dei vaccini nel prevenire il contagio diminuisce rapidamente dopo pochi mesi dall’inoculazione e che la possibilità che i vaccinati trasmettano il virus è percentualmente non molto inferiore a quella dei non vaccinati.

Ecco perché viene pienamente legittimato il dubbio sulla estensione al mondo del lavoro di una misura per certi versi inefficace e persino controproducente nel momento in cui da un senso illusorio e di falsa sicurezza ai possessori,  portandoli ad abbassare la guardia, misura, inoltre, che va a toccare e ledere diritti fondamentali come quello del diritto al proprio lavoro.

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