Un film dal quale sono derivate in molte scuole delle Unità di apprendimento. Anche a Viterbo. La storia è tratta da una vicenda realmente accaduta, e questo la rende molto più interessante.

Un film da proiettare nelle scuole e da vedere in famiglia: è una storia di tenacia, miseria, intelligenza, disperazione e riscatto. E di scuola, soprattutto.

In un villaggio del Malawi le condizioni di vita si fanno critiche. La carestia, dovuta alla scarsità di pioggia, imperversa, e le morti di inedia si susseguono giorno dopo giorno. Chi può tenta la sorte e migra altrove; gli altri restano nel villaggio, razionando cibo ed energie, aggrappati alla speranza che le cose possano andare meglio.

La famiglia intorno a cui ruota la vicenda è quella dei Kamkwamba. Anch’essi vivono nella miseria e coltivano come possono la poca terra che hanno. Gli sforzi, però, sono vani: le zolle sono aride e non cresce nulla.

Ma tra loro c’è William, uno dei tre figli dei coniugi Kamkwamba.

Lui è diverso perché è andato a scuola. Ha potuto frequentare le lezioni per poco tempo, finché la famiglia è stata in grado di pagare la retta. Poi è stato espulso dall’istituto, ma di nascosto ha frequentato la biblioteca dove ha appreso nozioni di ingegneria elettronica sulla produzione di energia.

Quando tutto sembra perduto, William gioca l’ultima carta: assemblando materiali di fortuna raccolti nella spazzatura, pezzi ricavati dalla bicicletta del padre e una dinamo della bici del suo insegnante di scienze, mette insieme un mulino a vento, che serve ad alimentare una pompa idraulica con cui estrae acqua dal pozzo.

I campi possono così essere irrigati e coltivati tutto l’anno, cessa la carestia e il villaggio è salvo.

“Ovunque tu sia, vai a scuola”. Si conclude così questa bellissima storia, raccontata nelle memorie del vero William Kamkwamba, che sono state pubblicate nel 2010.

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