Sono le 21,40 del 23 ottobre 1942, quando Londra riceve dal Cairo la parola ‘Zip’, nome in codice dell’inizio dell’offensiva britannica: è iniziata la seconda battaglia di El Alamein, è scattata l’operazione ‘Lightfoot’.

Come è andata tutti lo sanno, Rommel da una parte, Montgomery dall’altra, apocalittica la disparità di forze in campo: l’Asse con 96.000 uomini, 198 aerei e 547 carri armati, gli Alleati con 220.000 uomini, oltre 1000 aerei ed altrettanti carri.

Eppure…., eppure oggi, nel silenzio totale, rotto esclusivamente dalle lagne sulla tagliola al voto per il DDL Zan, un silenzio becero ed ipocrita, che sa tanto di rivoltante mistificazione della Storia (S maiuscola, prego!), sono qui a ricordare che laggiù, in quella fetta di deserto egiziano, gli ultimi a cedere furono i paracadutisti della Folgore, “i ragazzi della Folgore”, abbarbicati al margine della depressione di El Qattara, una fossa torrida ed infestata dalle mosche 50 metri sotto il livello del mare.

Nati per piombare sul nemico dall’alto, si ritrovarono nelle buche di sabbia per una guerra di logoramento. Dai campi di addestramento, Tarquinia e Viterbo, avrebbero dovuto calarsi su Malta, poi tutto cambia, obiettivo Tunisia e bloccare i rifornimenti inglesi che costeggiavano indisturbati le coste africane. Vengono all’ultimo spediti in prima linea, all’estremo sud dello schieramento, a fronteggiare i carri nemici senza le armi adatte: e la Folgore si attrezza, con bottiglie piene di benzina e sabbia.

La Folgore svanisce in combattimento in modo unico. Ripiega a piedi combattendo e mantenendo le posizioni, sempre. Finite le munizioni, si raduna, si schiera e, davanti agli attoniti inglesi che l’hanno ormai circondata, distrugge le armi, rende onore al proprio Comandante ed attende il nemico che si faccia avanti per catturare quella manciata di eroi: sono partiti dall’Italia in 6450, ne restano solo 340, ufficiali compresi, e nessuno ha alzato un drappello bianco.

Gli Inglesi concedono l’onore delle armi. Si fermarono perché non c’era più nulla con cui combattere. Il colonnello Camosso, che comandava in quel momento il 187^ Rgt., decise che era stato fatto tutto il possibile. L’onore era salvo. Il deserto non è mai come te lo immagini. Distese infinite di sabbia, di dune, di costoni solitari. Ti affascinano, ma incutono timore. Inghiottono tutto, senza restituire che briciole. Così è anche quello di El Alamein, che parla solo a chi si sa fermare.

“Viandante, arrestati e riverisci”. Parole che decorano il Sacrario Italiano di Quota 33. “Dio degli eserciti, accogli gli spiriti di questi ragazzi in quell’angolo del cielo che riserbi ai martiri e agli eroi”.

By John Wick

One thought on “Ombre sul deserto”

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