Cos’è il sistema Italia?

Il sistema Italia, che stiamo esportando a piene mani in tutta Europa, è il modus operandi o lo standard in base al quale attualmente si gestisce ed evolve l’organizzazione e la produzione di beni e servizi per la collettività. Ad essere onesti, benché dentro i nostri confini esistano proprio gli specialisti, quelli veri, ed i mentori di tale impostazione, anche altre nazioni si stanno dando alacremente da fare per copiarci, ma sempre ahi loro con qualche eccezione e notevoli défaillance che, lasciando scoperti alcuni settori e talune attività non gli permettono di eccellere, promuovendoci di fatto, sempre ed inderogabilmente primi in classifica.

Su che cosa si base questo sistema?

Niente di complicato anzi, direi molto semplice, una sola regola: “l’amico dell’amico”.

Tutto qui.

Affinché un sistema sia efficiente, e nello specifico mi riferisco a quello che viene chiamato wellness (benessere), tale sistema deve fornire un valore reale con il minimo sforzo, salvaguardando il massimo delle risorse,  in modo da massimizzare il risultato, qualora quest’ultimo venisse richiesto, utilizzando mezzi ragionevoli e reperibili.

Un concetto che si sposa perfettamente ed in modo parallelo al programma economico di ripresa e resilienza che sentiamo sbandierare sui nostri media.

Ora per costruire un sistema efficiente, in special modo se cannibalizziamo il criterio scientifico, si devono escogitare regole e protocolli specifici che permettano la sopravvivenza del sistema stesso e consentano alle sue funzioni di produrre in modo autonomo e duraturo il risultato sperato, ovvero nello specifico, il benessere.

Apro una parentesi.

Tutti, ed in particolar modo tutti gli economisti, sono convinti che il wellness sia il diretto risultato dell’aumento del PIL ovvero del ‘fatturato’ della Nazione: più produciamo, vendiamo e facciamo business, meglio stiamo. Non si implora e si guarda con speranza ad un aumento del PIL dell’Italia per ripagare il debito pubblico monster di oltre 2.746 miliardi di euro? E per contro non fanno altrettanto pure tutte le altre Nazioni? Appena il PIL della Cina crolla, oppure appena va in sofferenza il PIL USA, non crollano pure tutti i mercati? Ma siamo proprio convinti che il PIL sia il parametro corretto per misurare il benessere del genere umano?

Chiudo la parentesi che è meglio!

Ritorniamo a bomba, parlavamo di metodi, regole e procedure.

Ora questi tre termini risultano estremamente impegnativi e richiedono non solo un notevole allineamento di intenti all’interno della medesima comunità ma anche una profonda convinzione derivante intrinsecamente dalla propria cultura.

Anche uno sprovveduto capirebbe subito che questi tre concetti sono avulsi ed antitetici al nostro attuale modo di vivere.

Metodo: insieme dei procedimenti atti a garantire un risultato soddisfacente e coerente con le aspettative. Sì, questo per un americano oppure per un  tedesco. Per un Italiano il metodo al massimo e quel quaderno che contiene la musica. Siamo un popolo di fantasisti ed ognuno di noi presume di avere il proprio metodo e quello giusto. Stop. (60 milioni di allenatori della Nazionale di calcio).

Regole: riferimenti ed assunti che normano determinati fenomeni. Le regole hanno un brutto carattere: prima di essere applicate devono essere studiate, meditate e poi comprese ed assimilate. Questo paradigma si scontra frontalmente con la nostra vetusta latinità. Non leggiamo più neanche il tempo di cottura della pasta e quando si tratta di capire qualcosa, anche nei nostri interessi, preferiamo navigare sulla rete tra canzonette, pornazzi e social che ci fanno passare, è vero, il tempo più goliardicamente, ma facendoci utilizzare una parte del tutto minimale dei nostri neuroni, con la conseguente atrofizzazione dei rimanenti. I più vispi preferiscono spararsi ‘Il grande fratello’ oppure gli ‘Amici di Maria’ e da questo si capisce da dove derivino i quiz come modello di insegnamento nelle scuole e nelle università che hanno completamente sostituito la didattica prettamente analogica che era alla base dello sviluppo relazionale e correlazionale. Ma questo è un altro discorso.

Procedure: modi di operare ed interagire con le circostanze per ottemperare a modelli prestabiliti. Se ad un americano dici che per uscire da una stanza deve prima aprire la porta, e prima del comando gliela apri tu, lui non uscirà mai più dalla stanza. Se dici la stessa cosa ad un Italiano, se è educato ti risponderà ‘perché?’ Se invece non lo è ti sentirai rispondere: ‘fatti i cazzi tuoi che so da me come uscire!’

Dal rifiuto dei metodi, regole e procedure deriva il metodo Italiano, molto più efficiente, rapido ed intuitivo: quando devi fare una cosa che può andare, dal rinnovo della carta di identità, alla ricerca di un posto di lavoro oppure al semplice ottenimento di un diritto che ti spetta è sufficiente telefonare a qualcuno che conosca qualcun altro e che sappia come arrivare velocemente al risultato. Ungi un pò qui ed un pò là, qualche voto di scambio che nel tempo è divenuto la regola, qualche favore da restituire e qualcuno da chiedere ed il gioco è fatto.

Ecco dunque che nel Bel Paese non trovi più un idraulico che coscienziosamente sa fare il suo lavoro (perché gli piace) e non trovi più un cardiochirurgo, che avrebbe voluto fare l’idraulico ma, siccome suo padre lo ha mandato prima a medicina e poi gli ha lasciato il posto, è costretto a passare 12 ore al giorno in corsia controvoglia e sempre incazzato, sognando magari un intervento a casa della vicina quando il marito è in sala operatoria.

Nel caso della selezione della propria attività lavorativa si guarda solo ed esclusivamente, anche in questo caso, all’incasso (al PIL) accantonando la passione nell’angolo dei nostalgici e dei sognatori.

Il grido di Steve Jobs: ‘Stay Hungry. Stay Foolish..’ non lo ha sentito nessuno!

Ti pare assurdo? Vuoi una controprova di questo?

Poco meno di quarant’anni fa assistei ad un evento che non poteva non lasciare il segno. Un evento che si ripeteva molto spesso, con una certa regolarità e con il medesimo metodo. Quando arrivava l’ora della pensione, a chi toccava, veniva chiamato nell’ufficio del proprio capo. Dopo un tempo che sembrava interminabile i due uscivano ed inderogabilmente il pensionando aveva le lacrime agli occhi e faceva una certa fatica ad incrociare lo sguardo con noi più giovani. Alcuni semplicemente sparivano e tornavano dopo alcune ore quando avevano smaltito la cocente delusione, ma con gli occhi rossi.

Al tempo il PIL c’era ma era ancora uno dei tanti parametri.

Oggi, dopo 4 decenni, sia nel pubblico che nel privato quasi nessuno viene più chiamato dal proprio capo per essere ‘spiegato’ per l’imminente pensionamento, ma appena saputa la notizia, tutti schizzano via come missili impazziti dal proprio posto di lavoro accogliendo i colleghi con larghi sorrise, bevute, colazioni pagate e cene, facendo finta di non notare le facce tristi e sommesse di coloro che rimarranno al ciocco e che schiattano di invidia.

Succede poi di incontrare dopo qualche tempo l’oramai pensionato e quasi di non riconoscerlo: gioiale, allegro, rilassato propenso a parlare ed a comunicare come non avresti mai immaginato. Un’altra persona!

E non c’è un dirigente, un responsabile, un capo del personale, un politico, un amministratore al quale in tutto questo venga in mente di chiedere: ‘ma perché sto stronzo è così felice di lasciare il posto nel quale è stato quarant’anni?’

Nessuno a cui venga il minimo dubbio che, se le cose stanno davvero così, anche lui sta lavorando in un posto di merda! Altro che wellness!

Ci si riempie la bocca di belle frasi e belle parole: progresso, ripresa e resilienza, wellness appunto, ecosostenibilità, green. Tutti termini indubbiamente ad effetto e di prima scena, dimenticando e seppellendo altre parole ben più importanti e con precisi significati come: passione, bellezza, confort, speranza, progetto, entusiasmo e desiderio …… e mi fermo qui.

E’ più semplice e profittevole telefonare all’amico dell’amico. Lo so.

Ad Majora!

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