Cari giornalisti, non vi lasciate sfuggire il nome e il cognome e le inaudite piroette del ginnata azzurro Nicola Bartolini che ha appena vinto il titolo di campione del mondo al corpo libero nella ginnastica artistica o attrezzistica che dir si voglia.

E questo 56 anni dopo che Franco Menichelli quella medaglia la vinse alle Olimpiadi di Tokio con un esercizio eseguito a perfezione e con il quale oggi non vinceresti neppure un campionato regionale italiano. 56 anni fa non esistevano al mondo i salti e le torsioni in aria e le combinazioni che Bartolini ha eseguito meglio di tutti i suoi avversari. Te lo dice uno che in una palestra di provincia ci metteva tutto se stesso nel piroettare al corpo libero.

Lo so, lo so che Bartolini in Italia non è che sia meno conosciuto di Totti, è meno conosciuto di qualsiasi giocatore di serie A, ossia di un qualsiasi atleta che al suo confronto è piccolo così. La ginnastica agli attrezzi, che pure ha tradizioni memorabili nella storia di questo sport in Italia, è semiclandestina agli occhi del grosso pubblico. Non sanno neppure lontanamente che cosa ci è voluto di abnegazione, di ostinazione, di coraggio speso tutti i giorni, di dedizione religiosa al suo fare atletico perché Bartolini riuscisse a fare quel che ha appena fatto e che è già visibile su youtube.

Né il grosso pubblico lo amerà pur dopo la sua impresa eccezionale a Tokio, impegnato com’è ad esultare per il fatto che un giocatore da loro amato ha segnato un gol fortunoso dopo una partitella qualsiasi del torneo di serie A.

Vale per lo sport quello che vale in tutti i campi della vita, ivi compresa l’arte e la letteratura, che ci siano quelli che si sono guadagnati la prima fila in fatto di consensi e di notorietà, e quelli che arrancano dietro. Pur facendo nel loro campo cose meravigliose e talvolta come nessun altri al mondo. Com’è il caso di Bartolini, campione del mondo, campione del mondo, campione del mondo.

Giampiero Mughini

Fonte: DagoSpia.com

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