Una domanda che capita spesso di porsi nel corso della vita, e alla quale, purtroppo, si sente rispondere nei modi più assurdi. Ma cosa succederebbe, in fondo, se un essere umano decidesse di togliersi la tuta da astronauta sulla Luna o nello Spazio?

“Non sono sicuro che qualcuno sappia esattamente cosa succederebbe a un corpo umano nello spazio.” [Tom Broiles, fisico con un dottorato di ricerca nella fisica spaziale e ricercatore del ‘vento solare’]

Partendo dal presupposto che tutto ciò che si può dire a riguardo sia cosa mai provata e dunque da considerarsi ipotesi, la teoria più nota è quella dell’esplosione: secondo questa, infatti, il corpo umano esploderebbe per la bassa pressione. Nulla di più falso.

Al massimo l’organismo potrebbe subire un rigonfiamento. Ma non sarebbe certo una vera esplosione la causa del decesso.

Perché diamo per scontato che si muoia? Su questo la Scienza non pare aver dubbi. I fattori da considerare per arrivare a tale conclusione sono molteplici.

  • La pressione – Come si diceva, la diversa pressione potrebbe causare embolia e ipossia; in particolare si formerebbero delle bolle in tutti i tessuti, causando dolori atroci, seppur non uccidendo e non provocando la deflagrazione. Gli occhi esploderebbero fuori dalle orbite, o perlomeno ne esploderebbero tutti i capillari.
  • I raggi X – La mancanza dell’atmosfera significherebbe una mancata copertura da raggi X-ultravioletti e radiazioni in generale. Il nostro DNA ne uscirebbe irrimediabilmente danneggiato, provocando la formazione di metastasi.
  • La temperatura – In base al punto della galassia in cui ci si venisse a trovare (più o meno lontani dal Sole) si potrebbe venire o bruciati o congelati. Anche questo per la mancata copertura dell’atmosfera. La temperatura media nello Spazio aperto è di −270,15 °C. Quando ci si avvicina alla corona delle stelle, invece, la situazione cambia drasticamente all’inverso.
    Stesso discorso specificatamente per la Luna: +150° sono i gradi nella zona illuminata, -150° in quella d’ombra.
  • La mancanza di ossigeno – Questa la cosa più ovvia. Meno ovvio è considerare che quell’aria che si potrebbe, eventualmente, trattenere nei polmoni in apnea, ha una pressione, e per via del vuoto esterno spinge per uscire. Il calo repentino della pressione è in grado di far aumentare di volume l’aria nei polmoni così in fretta che, anche se dovessimo provare a trattenerla, questi potrebbero rompersi!

Un’esperienza che, sebbene paia non sia dunque certezza di morte istantanea (forse si potrebbe resistere, miracolosamente, per qualche secondo) è, ovviamente, sconsigliata a chiunque.

D’altronde, con l’avvento del turismo spaziale, non è tutto da escludere che qualche curioso, ignaro delle conseguenze, possa presto provare a scoprire tutto questo da sé, sulla propria pelle…

By Simone Chiani

Nato nel 1997. Viterbo. Diplomato al Liceo Psicopedagogico e laureato in Lettere Moderne. Autore dei libri Evasione (Settecittà, 2018) e Impronte (Ensemble, 2020).

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