Per chi fa il tampone rapido, cosa succede se il green pass scade durante l’orario di lavoro? Ecco cosa dicono le FAQ del governo per il lavoro privato, le aziende pubbliche, le fabbriche e gli autonomi.

Cosa succede se il green pass scade durante l’orario di lavoro: secondo le FAQ del governo si può continuare a stare in ufficio, in fabbrica, nelle aziende del privato e del pubblico anche se il tampone rapido è “scaduto”? Con l’entrata in vigore dell’obbligo di certificazione verde per tutti i lavoratori, sono molti i dubbi da parte di chi ancora non si è vaccinato o è in attesa dei 15 giorni dalla prima dose necessari perché il pass sia valido.

La validità del tampone per il green pass: scade dopo 48 ore

Se si effettua un tampone rapido, il green pass richiesto con l’esito negativo del test ha una validità di sole 48 ore: la certificazione verde scade 2 giorni dopo e l’orario da cui viene conteggiato questo periodo scatta dal momento del campione (e non da quello in cui si ottiene il risultato). Il controllo spetta al datore di lavoro, che è tenuto a segnalare alla Prefettura chi vuole accedere senza il pass.

E in caso di ritardi nel rilascio? Il governo ha chiarito nelle FAQ ai Dpcm sul green pass, che chi fa il tampone (risultando negativo al Covid) e non riceve il QR code in tempo per l’orario di lavoro può mostrare i documenti forniti dopo il test dalle strutture sanitarie, dalle farmacie o dai laboratori di analisi, per accedere in ufficio, in fabbrica, nelle aziende del privato e del pubblico.

Tampone rapido scaduto: cosa succede se il green pass scade durante l’orario di lavoro

Arriviamo quindi alla questione della validità del green pass ottenuto con tampone rapido o molecolare, che scade proprio durante l’orario di lavoro, nel privato come nel pubblico: le FAQ del governo chiariscono anche questo punto. Prima di tutto il datore di lavoro può controllare il possesso della certificazione verde anche in anticipo “nei casi di specifiche esigenze organizzative” e i lavoratori sono tenuti a comunicare se non lo hanno “con il preavviso necessario al datore di lavoro per soddisfare tali esigenze” organizzative.

Non ci sono problemi invece se il green pass risulta scaduto durante l’orario di lavoro, perché secondo le FAQ del governo il certificato deve essere valido nel momento del primo accesso alla sede di impiego (ufficio, fabbrica, azienda e via dicendo): se scade durante il lavoro, si può rimanere in servizio e non c’è l’obbligo per l’impresa di allontanare il dipendente o l’autonomo.

Chi controlla il datore di lavoro? E gli autonomi?

Le aziende private e pubbliche possono essere al centro di controlli da parte degli ispettori del lavoro e dalle ASL: le imprese che non rispettano le regole rischiano multe da 400 a 1.000 euro, mentre per i lavoratori trovati senza certificazione verde è prevista una sanzione da 600 a 1.500 euro, più eventuali sanzioni disciplinari.

Per quanto riguarda i lavoratori autonomi, sono le stesse aziende dove queste persone accedono per svolgere la loro attività a dover controllare il green pass.

Green pass scaduto: il lavoratore può continuare a lavorare

l lavoratore con Green pass scaduto durante l’orario di lavoro, può continuare a lavorare ed ha diritto ad essere retribuito per la giornata intera. Una FAQ del Governo precisa che la scadenza del green pass durante l’orario di lavoro non necessità l’allontanamento del lavoratore, in quanto “il green pass deve essere valido nel momento in cui il lavoratore effettua il primo accesso quotidiano alla sede di servizio”

Il lavoratore con green pass scaduto durante l’orario di lavoro può completare la prestazione lavorativa giornaliera. Ed in caso di allontanamento dal luogo di lavoro, a seguito di controllo a campione, non può essere considerato assente ingiustificato senza diritto alla retribuzione per quella giornata lavorativa.

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