Roma, 16 ott – C’è chi sbraita in tv e sui social, avallando ogni porcheria del governo, e c’è poi chi si rimbocca le maniche, fa ricerca e trova soluzioni.

Nel primo campo troviamo i vari virologi star, che ci dicono che il Covid è incurabile e che le terapie domiciliari non esistono. Nel secondo campo, invece, figurano gli esperti più quotati che hanno un unico «difetto»: parlano poco e agiscono molto. Tra questi c’è senz’altro Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, che ha sviluppo e brevettato un protocollo di cura che, finora, ha dato risposte più che positive.

Un protocollo efficace

In questi giorni è uscito il suo nuovo libro, intitolato Covid: prevenire, curare, conviverci, edito da Vallardi. E sulla Verità Francesco Borgonovo lo ha voluto intervistare per fare il punto sulla situazione della sua terapia anti-Covid, basata su aspirina oppure celecoxib e nimesulide: «Il nostro protocollo di cura si può utilizzare, il primo dei nostri studi è stato pubblicato, e se un lavoro è stato pubblicato i medici possono andare a vederlo, e se sono convinti possono utilizzarlo. A questo serve la letteratura», spiega Remuzzi nell’intervista. Che poi ci tiene a rispondere ai suoi detrattori che – di fronte alla riduzione del 90 per cento di ospedalizzati tra i suoi pazienti – hanno sostenuto che le persone testate sarebbero poche: «Sono il primo a dire che questi due studi non sono sufficienti a cambiare la pratica clinica, e ripeto che non ho nulla da rimproverare a ministero e Aifa, così evitiamo da subito le polemiche. Che però i pazienti siano pochi… Erano 90 prima e sono 108 adesso. Certo, se fossero 4.000 sarebbero molti di più, ma i risultati che abbiamo ottenuto non sono indifferenti. E soprattutto questi sono i primi studi pubblicati e controllati in Italia».

Le terapie domiciliari non sono un’utopia

Toltosi qualche sassolino dalla scarpa, Remuzzi conferma che il suo protocollo di cura, essendo pubblicato, è utilizzabile già da ora: «Quando io devo curare un paziente non vado a vedere le raccomandazioni, ma cerco nella letteratura, e se trovo cose interessanti le utilizzo. Se si aspettano le linee guida… Le linee guida sono sempre vecchie, perché richiedono tantissime evidenze, arrivano in ritardo. Poi c’è la letteratura, che ovviamente si può accettare o non accettare. Ci sono farmaci che si possono usare con vari tipi di formule». E i farmaci indicati nel suo protocollo si possono usare? «Certo, sono farmaci che si usano per febbre, dolori… Comunque anche l’Aifa da qualche tempo ha inserito i fans nelle sue linee guida. Noi però abbiamo messo a punto un protocollo preciso, che prevede antinfiammatori per un certo periodo, quindi piccole dosi di cortisone. Il cortisone però non deve essere utilizzato subito, se no peggiora la situazione».

Come funziona la cura Remuzzi

E quando vanno somministrati questi farmaci? «Ai primi sintomi. All’inizio dicevamo: non aspettate il tampone, chiedete al medico. Ma va tenuto presente che prima per un tampone ci volevano dieci giorni, ora è tutto molto più rapido. Comunque diamo gli antinfiammatori ai primi sintomi come si è sempre fatto per altre malattie respiratorie. Credo che il successo di certe terapie precoci fatte a casa sia dipeso dal fatto che i medici si occupavano dei pazienti. Bisogna sempre essere in contatto con i pazienti. Come dicono due colleghi israeliani: “La casa è la nuova frontiera”. Questo è il futuro».

Fonte: Il Primato Nazionale

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