Papa Francesco si muove in prima persona nelle battaglia contro la pandemia.

I paesi più sviluppati stanno andando avanti a passo spedito nell’inoculare il vaccino ai propri cittadini e in alcune nazioni, Italia compresa, si è partiti con la somministrazione della terza dose, mentre i paesi più poveri hanno immunizzato quote molto basse della popolazione.

Il Pontefice, in un messaggio all’incontro dei Movimenti Popolari, ha alzato la voce: “Bisogna cambiare i nostri modelli socio-economici, affinché abbiano un volto umano, perché tanti modelli lo hanno perso. A tutti voglio chiedere in nome di Dio. Ai grandi laboratori, che liberalizzino i brevetti. Compiano un gesto di umanità e permettano che ogni Paese, ogni popolo, ogni essere umano, abbia accesso al vaccino. Voglio chiedere, in nome di Dio, ai gruppi finanziari e agli organismi internazionali di credito di permettere ai Paesi poveri di garantire i bisogni primari della loro gente e di – l’altra proposta – condonare quei debiti fatti contro gli interessi dei popoli”.

“In questo tempo – il riferimento all’ultimo incontro di sei anni fa – sono successe molte cose, tante sono cambiate. Si tratta di cambiamenti che segnano punti di non ritorno, punti di svolta, crocevia in cui l’umanità è chiamata a scegliere. Occorre che il mondo intero trovi momenti per riflettere, discernere e scegliere. Perché ritornare agli schemi precedenti sarebbe davvero suicida e, se mi consentite di forzare un po’ le parole, ecocida e genocida. Sto forzando! Per cambiare il modello economico occorrerebbe introdurre il salario universale e la riduzione della giornata lavorativa. Un reddito minino o salario universale, affinché ogni persona in questo mondo possa accedere ai beni più elementari della vita. È compito dei Governi stabilire schemi fiscali e redistributivi affinché la ricchezza di una parte sia condivisa con equità”

“C’è la necessità – conclude il suo discorso Papa Bergoglio – lavorare meno affinché più gente abbia accesso al mercato del lavoro. Sono misure necessarie ma non sufficienti. È necessario che insieme affrontiamo i discorsi populisti d’intolleranza, xenofobia, aporofobia, che è l’odio per i poveri, come tutti quelli che ci portano all’indifferenza, alla meritocrazia e all’individualismo, queste narrative sono servite solo a dividere i nostri popoli e a minare e neutralizzare la nostra capacità poetica, la capacità di sognare insieme”.

 

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