Manca poco per avere a disposizione una cura italiana contro il coronavirus. Sarà destinata a tutte quelle persone immunocompromesse e ad alto rischio che non rispondono ai vaccini anti-Covid e per cui la terza dose si potrebbe rivelare del tutto inefficace.

È in base a questa esigenza che l’istituto nazionale di Malattie infettive, Lazzaro Spallanzani, ha chiesto all’Aifa l’autorizzazione alla sperimentazione di un anticorpo monoclonale come profilassi primaria nei soggetti cosiddetti «non responsivi» e «debolmente responsivi» al vaccino anti Sars-CoV2.

La novità è che si tratta di una cura interamente italiana. Questo farmaco è stato ideato dall’azienda Toscana Life Sciences Sviluppo srl di Siena, fondata dal microbiologo Rino Rappuoli, grande esperto di vaccini. Una volta terminata la sperimentazione allo Spallanzani, sarà un’altra azienda toscana, la Menarini, a produrre e commercializzare la cura in grado di prevenire l’insorgenza della malattia. Si chiama MAD0004J08 ed è un potente monoclonale che neutralizza la proteina spike del virus, capace di bloccare l’attacco virale e l’ingresso nelle cellule in via preventiva. I ricercatori confidano anche nella sua alta capacità di agire contro le varianti più aggressive del Covid.

Il grande vantaggio è che potrà essere somministrato comodamente a casa con un’iniezione intramuscolo. La sperimentazione all’Istituto nazionale di Malattie infettive dovrebbe richiedere due-tre mesi per riuscire ad essere pronti entro la fine dell’anno. Si stanno già selezionando i volontari, che saranno un centinaio.

Come detto, il MAD0004J08 sarà utilizzato come «profilassi primaria». Ma è già in corso anche uno sviluppo clinico per cui è già stata terminata la fase uno con trenta volontari sani. È stato dimostrato che il farmaco è ben tollerato e il titolo degli anticorpi neutralizzanti dei sieri dei soggetti trattati è risultato superiore a quello dei sieri dei pazienti convalescenti e di quelli dei soggetti vaccinati.

La cura a base di anticorpo monoclonale potrebbe essere una svolta per tutte quelle persone che non rispondono in modo adeguato ai vaccini attualmente in commercio. Circa il 46% dei pazienti con neoplasie ematologiche, infatti, non ha prodotto alcuna risposta anticorpale significativa, essendo quindi potenzialmente suscettibile di gravi manifestazioni di Covid. Inoltre, studi autorevoli hanno confermato che gli anziani (persone con più di 65 anni) hanno probabilmente una risposta immunogenica più bassa alla vaccinazione a causa della fragilità che si verifica con l’invecchiamento.

Fonte: Il Tempo.it

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