Oggi a Torino, in una delle tante conferenze che l’avvocato Erich Grimaldi sta effettuando in tutte le città italiane, ha voluto comunicare ai presenti quello che è veramente accaduto sul caso del sessantottenne deceduto a Ferrara.

I mezzi di comunicazione, non liberi, pilotati dal sistema, hanno mandato un messaggio diffamatorio contro l’organizzazione Ippocrate.org.

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No Vax morto di Covid a Ferrara, si curava con la telemedicina La Stampa

Morto il no vax di Ferrara che curava il Covid con la telemedicina Sky Tg24

Morto un ‘no vax’ a Ferrara, si curava via email e telefono Ansa

Questa informazione del terrore, è stata ampiamente smentita oggi pomeriggio a Torino nella conferenza territoriale “Curiamo in Scienza, Coscienza ed Evidenza” svoltasi a piazza Castello.

L’avvocato Erich Grimaldi, esprimendo un messaggio di solidarietà verso i medici dell’associazione Ippocrate.org per avere anche loro contribuito a curare molti pazienti a casa, evitando il ricovero in ospedale, ha spiegato che tra il gruppo Ippocrate.org e il gruppo Cure Domiciliari Precoci, sono state curate a domicilio quasi 100.000 persone, e non si può pensare oggi di dire che hanno commesso un errore, denigrando le cure domiciliari, perché una persona è finita in ospedale e, purtroppo, è deceduta.

Delle tante persone in vigile attesa curate col paracetamolo finite in terapia intensiva ne vogliamo parlare?

Come si indaga sul medico di Ippocrate.org si dovrebbe indagare anche sui tanti decessi per la tachipirina e vigile attesa.

Questa mattina, sempre l’avvocato Grimaldi, si è fatto spiegare meglio cosa è veramente accaduto sul caso di Ferrara. É scaturito che si trattava di un paziente malato psichiatrico ma che stranamente viveva da solo, di 68 anni, obeso, altezza 1,63 peso 110 kg ed aveva altri problemi fisici per cui non si poteva vaccinare, quindi non era un No Vax come divulgato, il 24 agosto ha avuto i primi sintomi, il 25 agosto ha effettuato il tampone e dopo 9 giorni di ospedale si è rivolto a questo medico, senza passare da Ippocrate.org, perché lo conosceva una sua amica, in quanto voleva tornare a casa, ma a seguito di una crisi psichiatrica è stato sedato.

Quindi si è trattato di un contatto diretto tra paziente e medico.

Medico che sapeva bene cosa fare a domicilio, in quanto ha salvato tante persone a casa, ha dato la terapia base di farmaci antinfiammatori, ma purtroppo tra la prescrizione ed il recupero dei farmaci. la terapia è stata iniziata al terzo o quarto giorno, inoltre aveva già problemi di pressione e respiratori.

La cura è stata portata avanti per 5/6 giorni, integrandola con cortisone ed eparina, ma vedendo che il paziente non migliorava, lo ha invitato a recarsi in ospedale per fare i monoclonali, quindi ha contattato il medico curante, il quale ha contattato l’Usca, quest’ultima il 1 settembre non si è recata al domicilio del paziente quando lo stesso saturava 89, il giorno dopo, quando è arrivato il 118 saturava 80, e da questo momento è andato in ospedale ed avendo crisi psichiatriche l’ottavo giorno è stato sedato ed intubato e quindi è deceduto.

Ecco come si sono svolti i fatti, però guai a parlare dei pazienti giovani senza patologie finiti in ospedale perché non curati a casa.

Ecco un’ennesima dimostrazione di come l’informazione sia pilotata e faziosa.

Essendoci oggi i mezzi per avere un’informazione libera dal regime, se potete, verificate sempre le informazioni che vi arrivano.

Comunque la Conferenza Territoriale sulle cure domiciliari precoci che ha visto sul palco il presidente del Comitato e la portavoce e giornalista Valentina Rigano, i medici e i professionisti sanitari, che da oltre un anno e mezzo danno supporto ai malati Covid rimasti senza assistenza da parte della sanità territoriale, e coloro che grazie al gruppo sono guariti, ha dato seguito alla Conferenza Nazionale tenutasi a Bologna lo scorso fine settimana, dove oltre 5 mila persone hanno raggiunto piazza Maggiore, dopo le conferenze di Roma, Napoli e Milano, ha posto diverse domande.

Perché le cure domiciliari ancora oggi restano un’arma non sfruttata per la lotta al Covid-19?

Come mai non sono stati effettuati studi randomizzati precoci per sperimentare farmaci che hanno dato buoni risultati in vitro, a oltre un anno e mezzo dalla prima richiesta effettuata dal Comitato Cura Domiciliare Covid-19 al Ministero della Salute?

Le accuse di operare non in linea con la scienza “ufficiale” mosse al Comitato e ai medici che hanno lavorato sul campo, sono una risposta alla gestione dell’emergenza che avrebbe potuto e dovuto essere diversa?

 

A quando le risposte?

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